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«Riforme del calcio e Universiadi:
così rilanciamo lo sport a Napoli»

«Riforme del calcio e Universiadi:
così rilanciamo lo sport a Napoli»

«Le Universiadi lasceranno un segno importante in questo importante territorio». Ne è convinto il più giovane ministro del governo Gentiloni. Classe 82, a capo del dicastero dello Sport da dieci mesi, Luca Lotti è al lavoro su più fronti, dai grandi eventi come le Universiadi 2019 a Napoli a quelli che definisce i tre pilastri per la riforma del calcio, «un'industria - ricorda - che vale circa 1,2 miliardi e potrebbe fatturare ancora di più».

Ministro, le Universiadi 2019 rappresentano il primo banco di prova internazionale per l'Italia dopo il fallimento del sogno Roma 2024.
«Bisogna tenere separate le due vicende. Noi vogliamo dimostrare con i fatti il nostro impegno e stiamo lavorando su grandi e medi eventi, come le Universiadi, i Mondiali di sci e volley maschile, la Ryder Cup di golf, la fase finale degli Europei di calcio under 21».

Cosa rappresenta l'evento che la Campania ospiterà tra due anni?
«Mi auguro possa essere una grande occasione per dimostrare l'importanza dello sport nel nostro Paese e confermare la capacità di Napoli e della Campania di organizzare una manifestazione di alto livello. Si tratta di una meravigliosa esperienza, che coinvolgerà tredicimila atleti provenienti da tutto il mondo, ma anche di un'occasione di sviluppo per il Mezzogiorno».

I tempi stringono, però.
«Il governo ha svolto la sua parte. Convinta e concreta. Ora, sotto l'aspetto dell'accelerazione dei tempi per i lavori e la ristrutturazione degli impianti, si apre una sfida importantissima perché bisogna fare le cose bene e in tempi veloci. Dopo, non ci saranno cattedrali nel deserto, ma impianti che verranno resi più funzionali attraverso questi interventi. A cominciare dallo stadio Collana, che sarà il simbolo delle Universiadi. Sono certo che la Regione Campania adotterà tutti gli strumenti affinché sia fatta un'ottima figura nel 2019. Noi saremo là a monitorare, con occhio attento e vigile. Servirà la collaborazione di tutti, a prescindere dai colori politici. Abbiamo preso un impegno con il presidente della federazione mondiale dello sport universitario, Matytsin: non so quale sarà il ministro dello sport che interverrà alla cerimonia di inaugurazione delle Universiadi, però per quel giorno sarà tutto perfetto».

Dalle Universiadi al calcio. Anzi, ai nuovi criteri di distribuzione dei diritti televisivi nazionali.
«Vogliamo inserire questo punto nella legge di stabilità dopo aver studiato la legge Melandri che risale a nove anni fa. Passato tanto tempo, era giusto fare il tagliando, una rivisitazione che è appunto nei criteri di ridistribuzione».

Si dice che la quota fissa salirà al 50 per cento in modo che vi sarà un vantaggio per i club medio-piccoli.
«Questo a breve sarà chiaro. Intanto, ci sarà un confronto in Parlamento, anche in vista delle elezioni dei vertici della Lega: terremo conto delle loro osservazioni sulle nostre idee. La mia proposta è una modifica basata su criteri che diano un maggiore equilibrio e una misurabilità più certa. Questo provvedimento rientra in un progetto più ampio. Tre punti, tre pilastri».

Partiamo dal primo.
«L'impiantistica sportiva, perché la riforma del calcio passa anche attraverso la possibilità di giocare in impianti migliori».

Il secondo pilastro.
«La governance della Lega, che dovrà finalmente avere una linea di indirizzo con un amministratore delegato e un presidente con pieni poteri che vadano a vendere il proprio prodotto. Faccio notare che a proposito dei diritti televisivi esteri sono stati raddoppiati gli introiti e dunque mi sembra che siamo sulla strada giusta». 

Il terzo pilastro.
«Appunto, la rivisitazione della legge Melandri. Tra gli obiettivi di questa organizzazione del nostro lavoro c'è quella di avvicinare di più le famiglie agli stadi, da rendere più sicuri e confortevoli, anche attraverso il superamento della Tessera del tifoso».

Parlava dei diritti televisivi esteri, venduti a cifre raddoppiate. Ma il presidente del Napoli, De Laurentiis, si è infuriato e ha attaccato l'advisor Infront, parlando anche del suo rapporto con l'ad De Siervo.
«Non spetta a me commentare le cifre, dire se sono alte o troppo basse. Non è il compito del ministro dello sport. Ma se i soldi sono il doppio rispetto al precedente accordo non posso che esserne contento. Magari si potrà arrivare al quadruplo o al quintuplo della cifra e su questo deve lavorare la Lega. De Laurentiis ha fatto la storia del cinema e sta facendo bene nel calcio. Ma non può chiamarmi in causa sull'accordo tra Infront e la Lega: un accordo firmato nove anni fa dalla Lega, sottoscritto anche da De Laurentiis che ne faceva parte, mentre io allora ero il capo di gabinetto del Comune di Firenze. E poi, al di là delle colorite espressioni del presidente del Napoli, non posso intervenire sull'advisor».

Il suo ministero vuole riformare il calcio che ha la Lega di serie A commissariata.
«Si stanno facendo passi in avanti e credo che si possa arrivare a qualcosa di concreto. Intanto, il commissario Tavecchio e i suoi vice Uva e Nicoletti hanno fatto un buon lavoro sulle riforme. I rappresentanti della Lega sono pilastri fondamentali nel processo di riorganizzazione del calcio. Un'azienda che fattura circa 1,2 miliardi può ambire a un'ulteriore valorizzazione e a superiori guadagni. Dipende dalla governance. Le responsabilità dei presidenti devono essere chiare: noi siamo pronti ad offrire la massima collaborazione, ma il prodotto è loro e tocca a loro gestirlo. Lo dico con una battuta: sarà il caso di chiudersi in una stanza, al limite anche litigare, ma arrivare alla fine a un accordo».

Tutti i limiti di chi comanda si riflettono sul prodotto: il calcio italiano è così malato come lasciano pensare i risultati della Nazionale?
«Sarebbe facile dire che il calcio è malato e che da qui derivano i problemi della Nazionale e dei vivai... Bisogna fare un'analisi approfondita e non cercare il capro espiatorio. E, per inciso, lasciamo in pace il ct Ventura e i suoi ragazzi affinché affrontino gli spareggi per i Mondiali in serenità: loro sanno cosa fare. Abbiamo cominciato a lavorare sui settori giovanili e sui centri federali, che stanno raddoppiando».

C'è attenzione ai giovani anche nella scuola.
«Per la prima volta sport e scuola non sono mondi paralleli, ma anzi si intrecciano in maniera continua e indissolubile. La presenza delle federazioni è importante affinché i ragazzi possano appassionarsi ai vari sport. Non miriamo a creare campioni nella scuola, ma a rendere lo sport importante come altre materie e a fare in modo che l'attività fisica consenta di avere a fine anno una forte riduzione dei dati sull'obesità tra i giovanissimi».

Nella grande ristrutturazione del calcio c'è anche spazio per la riduzione delle squadre?
«Lavoriamo per valorizzare il sistema, anche con la riforma dei campionati e la riduzione delle squadre nelle categorie professionistiche. Ma è sbagliato dire che il calcio sta male ed è tutto da buttare».

Qualcosa di importante c'è ed è il Napoli di Sarri.
«L'ho visto nella scorsa stagione al San Paolo nella partita di Champions League contro il Real Madrid e ho seguito in tv alcune gare di questo campionato. È una squadra che colpisce perché gioca benissimo e ha poi un grande allenatore, peraltro a me vicino geograficamente. Questo Napoli ha grandi possibilità di continuare su alti livelli».

Lotti, ex calciatore dilettante che indossava la 10 nella squadra del Comune di Firenze, avrebbe trovato spazio nel Napoli di Sarri?
«Io ero un 8 che dava qualche pedata. Penso che con Sarri avrei fatto molta panchina. Avremmo sicuramente discusso molto di politica, ma questo è un altro discorso».
 


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