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Ancelotti spaventa Tavecchio e l'Italia

Ancelotti spaventa
Tavecchio e l'Italia

Già mezzo sgonfiato dallo spillone della mancata qualificazione mondiale, ormai il pallone italiano rotola senza freni nel fango della confusione. Totale, confusione, va chiarito. Tanto per capirsi, al presidente federale Carlo Tavecchio è venuto in mente di accusare l'ex ct Gian Piero Ventura, mentre il procuratore sportivo Giovanni Branchini ha raccontato che «Carlo Ancelotti non allenerà la Nazionale». Sarebbe potuta finire lì, ma non è finita. Così la Figc si è affrettata a smentire tutto e ogni cosa; invece Massimiliano Allegri, l'allenatore della Juventus, non ha saputo nascondere moti di insofferenza e segni di disappunto nei confronti dell'Assoallenatori guidata da Renzo Ulivieri. «Lasciarla? Sono decisioni da prendere nelle sedi opportune. Quanto alla Nazionale, tra qualche anno, se mi vogliono...», ha spiegato con aria furbetta.

Per cui è facile dedurre che per il nostro calcio i giorni a venire saranno irragionevolmente difficili: da vivere, come pure da gestire. Restituire un ordine, del resto, è sempre privilegio di pochi. Come si sa, nonostante il disastro combinato dall'Italia una settimana fa, Tavecchio continua a considerare una pazzia l'ipotesi di dimettersi. Anzi, ieri, ha scelto di percorre due sentieri in apparenza e in pratica divergenti. Da un lato ha imboccato la via delle lacrime; dall'altro è scivolato sul ghiaccio dello stile, rivolgendo pubbliche accuse a Ventura. «La debacle è tecnica, dipende dalla scelta tecnica sbagliata della formazione. Si, l'allenatore l'ho scelto io. Non dormo da quattro giorni. Abbiamo giocato male, con gente alta: i piccoletti sono rimasti in panchina», ha sussurrato alla trasmissione Le Iene, in onda stasera.

Dopotutto Tavecchio vuole salvare il proprio potere e magari risalire l'abisso in un respiro. Non è facile. Non è possibile. Per riuscire nella missione, comunque, domani presenterà al Consiglio federale una sorta di programma di riforma e il proposito solo il proposito di ingaggiare un campione della panchina come Ancelotti. Molto poco, in effetti. Tra l'altro a raffreddare gli entusiasmi ha provveduto Branchini, che dell'ex Bayern è grande amico. «Carlo non vuole mancare di rispetto ma adesso non è interessato», ha confidato a Radio Deejay. Immediata, ovvio, è stata la replica federale. «Notizie senza fondamento».

Per la verità Ancelotti potrebbe accettare l'incarico solo se una Federcalcio forte gli offrisse un progetto serio, e un sostegno unitario. Ma è un'utopia, dato che il capo dell'Assocalciatori, Damiano Tommasi, per dirne uno, da giorni minaccia uno sciopero: e da martedì chiede ai vertici federali il garbo di eclissarsi. Sarà quindi un gesto complicato sottrarre la poltrona a una figura come Tavecchio. Domani sapremo.
 


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