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Dagli stadi ai settori giovanili,
le otto mosse per il rilancio azzurro

Dagli stadi ai settori giovanili, 
le otto mosse per il rilancio azzurro

Rifondare il calcio italiano è più facile a dirsi che a farsi. Perché, anche se non si perderà troppo altro tempo ad aspettare dimissioni che non arrivano, vi sono da recuperare almeno 25 anni di ritardo rispetto agli altri Paesi.

Istituzioni sportive, proprietari e dirigenti di club si sono crogiolati nell'età dell'oro il campionato più bello del mondo, il dominio quasi assoluto delle squadre italiane nelle coppe europee negli Anni Novanta senza accorgersi che il mondo, pure quello del pallone, stava cambiando: nuovi mercati, nuove tecnologie, nuovi capitali e nuovo approccio allo spettacolo presupponevano la necessità di strategie manageriali adeguate, per quanto valide soltanto se accompagnate dalla capacità di non disperdere il patrimonio di passione, addirittura di amore, senza nutrire il quale qualsiasi mutamento rischia di produrre effetti negativi. La mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali va persino al di là di tutti i problemi che abbiamo imparato a conoscere e analizzare, ma è l'approdo, per quanto imprevedibile, di una crisi di sistema troppo a lungo trascurata. Su quali basi allora ricostruire? Ecco alcune proposte su cui lavorare, sapendo che, al di là degli uomini che verranno scelti per gestire la rinascita, vi sono già, per fortuna, anche in Federcalcio, professionalità in grado di sviluppare idee simili.

Credibilità. È il punto di partenza e di arrivo di ogni ragionamento. La gente non si fida più, neppure il popolo degli appassionati. Non è bastato vincere un Mondiale, nel 2006, per cancellare l'ombra di Calciopoli e dei ricorrenti scandali legati al mondo delle scommesse. Vi sono ancora troppe regole non rispettate, sentenze sportive soltanto formalmente eseguite, quando non evidentemente raggirate. Ultimo caso proprio ieri, con la richiesta di archiviazione della posizione di Lotito per avere aperto un altro settore dello stadio agli ultrà della Lazio che erano stati squalificati.

Nuovi impianti. Per molti è il problema principale. Anche se rischia di diventare un alibi. Qualcosa si sta muovendo: la Juventus non è rimasta sola. Le iniziative di Federcalcio, Leghe (quella di Serie B soprattutto) e Credito sportivo stanno producendo i primi risultati. Servirebbe un maggior supporto da parte delle autorità extra-sportive. Inghilterra e Germania sono uscite dalle loro crisi, gravi come o addirittura più di quella italiana per le devastazioni degli hooligans gli inglesi, per i cattivi risultati della nazionale i tedeschi grazie a investimenti statali o di enti locali che hanno consentito di rinnovare l'intero parco impianti. Le condizioni economiche rendono difficile ripetere una simile operazione in Italia. Ma perché non pensare di concedere alle società di calcio un credito d'imposta da compensare con le ritenute sugli stipendi dei calciatori, condizionandolo all'impiego di tali somme alla realizzazione di impianti sportivi? In fondo, questo tipo di investimenti produrrebbe nuova occupazione e quindi nuove entrate tributarie sui flussi di pagamento attivati.

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