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Saluto romano dopo il gol: scempio a Marzabotto, paese della strage nazifascista: il calciatore nella bufera chiede scusa su fb

Saluto fascista dopo il gol
a Marzabotto, il calciatore
nella bufera chiede scusa

Al termine della gara giocata ieri tra il Marzabotto - padrone di casa - e il Futa 65, per il campionato della seconda categoria dilettanti, un giocatore del Futa «si è diretto verso il pubblico sugli spalti togliendosi la maglietta sportiva e sfoggiandone una nera con in bella vista l'Aquila fascista». A segnalare il fatto, in una nota, è il presidente del comitato regionale onoranze ai caduti di Marzabotto, Valter Cardi secondo cui «ancora una volta Marzabotto si vede costretto a subire una ennesima inaccettabile offesa durante una partita di calcio».

A giudizio di Cardi, si tratta di un «atto gravissimo e chiaramente aggravato dalla premeditazione, preoccupante al pari dell'atteggiamento dell'arbitro, il quale non ha preso nessun provvedimento! Non è accettabile che nello sport vi siano queste esibizioni che non sono altro che apologia di fascismo e quindi un reato perseguibile dalle leggi vigenti».

Quello di mostrare la maglia con un Aquila fascista da parte di un giocatore del 65 Futa - squadra di calcio di seconda categoria dilettanti - sul campo del Marzabotto è «un atto premeditato che Marzabotto non giustifica per nessuna ragione», scrive in una nota pubblicata sul sito del Comune, il sindaco della città bolognese, Romano Franchi secondo cui «questa Amministrazione comunale procederà per le vie legali per chiedere l'applicazione delle leggi esistenti, Scelba e Mancino, che puniscono il reato di apologia al fascismo».

Nel dettaglio, osserva, «abbiamo ricevuto un video relativo ad un atto intollerabile per la nostra comunità che tanto ha sofferto a causa del nazi-fascismo. Durante la partita di seconda categoria del girone I tra la nostra e la squadra 65 Futa, un giocatore ospite, dopo la realizzazione del secondo gol che ha segnato la vittoria degli ospiti, è corso verso la tribuna facendo più volte il saluto romano e, dopo essersi sfilato la maglia della squadra, ha esibito platealmente e provocatoriamente una maglietta con un ben noto simbolo fascista, arrampicandosi sulla rete di separazione tra il campo e la tribuna stessa».

Quindi, prosegue Franchi nella nota, l'Amministrazione di Marzabotto «chiederà alla Federazione Gioco Calcio di Bologna di prendere immediate misure nei confronti della società 65 Futa che prevedano l'allontanamento del giocatore dai campi di calcio. Risulta assai improbabile che nessun dirigente della società 65 Futa si sia accorto negli spogliatoi della maglietta indossata dal calciatore in questione. Lo sport, soprattutto ai livelli locali - sottolinea ancora il sindaco emiliano - deve essere strumento di crescita umana ed educazione civica e non deve copiare i peggiori esempi che accadono negli stadi a livello nazionale. È una questione di rispetto - conclude Franchi - per la memoria di chi ha dato la propria vita per la libertà e la democrazia».

Dopo la bufera il giocatore ha pubblicato un messaggio su facebook chiedendo scusa e dicendosi sinceramente pentito di quanto fatto: «A seguito degli avvenimenti di cui mi sono reso protagonista durante la partita di calcio Marzabotto-Futa65 sono qui ad esporre il mio più totale e sincero pentimento», scrive Luppi Eugenio Maria. «Sono consapevole di aver recato offesa non solo alle associazioni partigiane e antifasciste ma a tutta la comunità di Marzabotto. Ho agito con leggerezza senza pensare alle conseguenze che questo mio gesto avrebbe scaturito tanto a livello personale quanto comunitario. Ho lasciato passare un terribile messaggio di cui, ribadisco, sono totalmente pentito e dispiaciuto».

Poi, prosegue, «so che nessuna mia parola potrà cancellare né il mio sconsiderato gesto né il dolore che esso ha causato. Ma era mio dovere morale scusarmi. Dichiaro inoltre che la società Futa 65 e i miei compagni di squadra sono stati da me tenuti all'oscuro della maglia incriminata che portavo sotto quella da gioco e delle mie intenzioni di mostrarla .. fino a fatto compiuto!».


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