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La magica sfrontatezza di Ounas:
un altro piccoletto strega il San Paolo

La magica sfrontatezza di Ounas:
un altro piccoletto strega Napoli

È bastato che si girasse di spalle, come una porta girevole, davanti al pubblico del San Paolo, superando marcatore e linea difensiva dell'Espanyol, per passare dallo status di connotato a quello di connotante: Adam Ounas, ha svoltato. Per ora. Un esordio napoletano tra estro ed elegie. Regalandosi una bruciante presenza sentimentale nell'immaginazione napoletana. Anche se ha davanti José Maria Callejon, e gli toccherà soffrire l'apprendimento degli schemi di Maurizio Sarri, superare le sue prove d'ambientazione e avere molta pazienza citofonare Marko Rog. Intanto, però, Ounas segna e si smarca, segna e diverte, segna e gioca a fare l'Insigne dal lato opposto, ribaltandosi sulla destra, rimescolandosi e provando a dimenticare Bordeaux. A guardare il mondo confuso degli incontri pre Champions League e Campionato: i risultati sono buoni, non solo finte neymaresche, palleggio in corsa, dribbling bailado, ma anche i gol, tanto da guadagnarsi anche le buone parole di Dries Mertens. 

Ounas franco-algerino si va ad aggiungere alla linea d'attacco, anche lui non altissimo, un piccoletto mancino che sguscia mentre i difensori provano a metterlo a fuoco. Gli manca ancora l'inserimento Callejon, ma quello si impara dopo molte andate a vuoto, il connazionale Ghoulam dovrebbe fargli avere la serie, e lui studiarla, il resto è impressione, quella di sentire arrivare il pallone molto prima che accada. Ounas dice di essere rimasto colpito dal Napoli contro il Real Madrid, e grazie ai primi tempi, d'aver scelto la squadra: non è un caso, sono state le peggiori partite di Callejon. Deve essersi sentito utile. Ora toccherà spiegargli che, appunto, dovrà sudare molto per essere utile in poche partite, o comunque abituarsi agli sprazzi di giochi. E questo sembra saperlo fare bene, come un tempo toccava a Mertens e Insigne. L'esordio di Ounas in Ligue 1 fu proprio una entrata disperata, che lui capitalizzò con un gol al Lorient, un colpo di testa su cross di Maxime Poundjé. Quel gol gli cambiò vita e carriera, aprendogli spazio in campo, dandogli la maglia del Bordeaux con costanza e un rosario di giudizi positivi. Dai suoi allenatori Willy Sagnol prima, e Jocelyn Gourvennec dopo, fino ad arrivare a José Mourinho che lo voleva al Manchester United e Franco Baresi al Milan. Piace Ounas perché il suo è un calcio veloce, di accelerazioni improvvise e sintonia col pallone, poi segna ancora poco, conserva una indolenza algerina che dovrà perdere come pure dovrà imparare a scalare e difendere, piuttosto che guardarsi le discese altrui come succedeva a Bordeaux. È un ragazzo che deve avviarsi verso l'idea definitiva di sé, capire che le esibizioni di scapigliatura pallonara come la finta di ieri qui trovano spazi e possibilità, ma richiedono altruismo e sacrificio, proprio perché se uno dei calciatori viene meno al compito richiesto quegli spazi e quelle possibilità decadono. 

Bene il suo doppio passo, che ha fatto alzare in piedi il San Paolo, male il suo cross. Volubilità creativa e drammatizzazione mediterranea, per ora il dato è questo. È sicuramente in grado di alterare le linee difensive, entrando in velocità e col pallone tra i piedi, ma segna pochino, poi bisogna vedere come le sue prestazioni risentiranno dell'emotività napoletana, e delle richieste sarriane per i suoi meccanismi geometrici. Però si è presentato bene, cosciente dell'occasione e del salto, ha sfoggiato numeri e fantasia, classe e volontà tanto da diventare l'oggetto dell'uscita cattiva dalla frustrazione di Diego Godin nella partita con l'Atletico Madrid. Ha la sfrontatezza che occorre per giocare al posto di uno dei giocatori più intelligenti dell'intero calcio mondiale: Callejon, sapendo di non poterlo imitare, avendo pregi diversi, ma di doverlo integrare, dando altre possibilità alla squadra. Ounas a differenza di Callejon è un dribblomaniaco, e questo alla lunga rischia di rovinare la trama sarriana, quindi dovrà darci un taglio. Dovrà passare dall'abuso alla rassicurazione, il dribbling è una possibilità in più non deve diventare un punto in meno. Il Napoli di Sarri è capace di arrivare in porta solo con lo scambio senza dribblare, quello serve in area o nei pressi, ma tutto questo Ounas sembra averlo acquisito almeno quando ha fatto da regista per Milik toccandogli un pallone in profondità, una giocata alla Insigne. È un calciatore di scatti e strappi, con un tocco garbato del pallone, che sta sorpreso in attesa di una catarsi che forse arriva forse no. 

È in programmazione una stagione di svolta per lui e per gli altri come lui: i subentranti, spetta a loro la fatica d'accumulare costanza di gioco e risultati. È così che si diventa una grande squadra, è così che Ounas poi guadagnerà un surplus di identità e carattere che si andranno ad aggiungere al suo evidente talento. 


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1 di 1 commenti presenti
felipe
2017-08-12 22:41:35
Non so come facciano altrove, ossia le squadra di tutto il mondo, ad inserire in squadra i giocatori senza prima vivisezionarli, e poi addestrarli per un anno (minimo) e più, come per un numero in un circo equestre mondiale...Eppure, in queste squadra i nuovi arrivati giocano, vincono e convincono. Saranno tutti alieni? A Napoli, senza il Master rilasciato da Sarri, si fa eterna anticamera...A pro di che? Un terzo posto in Campionato? Mah!

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