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Poggio Rusco riabbraccia Bollini
«Quanto correva quel ragazzino...»

Poggio Rusco riabbraccia Bollini
«Quanto correva quel ragazzino...»

SALERNO - L’allenatore di oggi, quello da cui si potrebbe ripartire. Con una cittadina in più a fare il tifo. Alberto Bollini ha approfittato della vicinanza di Carpi con la sua Poggio Rusco per fare un salto a casa in una domenica di relax per il mondo Salernitana.
Oggi si torna a fare sul serio con testa all’Avellino: treno di mattina presto, dalle 15 già in campo al Mary Rosy. Quello di Poggio Rusco – lo stadio comunale che nel 2001-02 vide anche la C2 con la formazione locale, la Poggese, attualmente in Prima Categoria – ieri pomeriggio ha ospitato un torneo giovanile e a premiare i piccoli atleti c’era anche Bollini, che ha consegnato una maglia granata (la 33 di Sprocati) al calciatore più corretto. Cielo plumbeo e pioggerellina, la bassa ha riabbracciato il tecnico tra i ricordi dell’infanzia e quelli di una gioventù che l’ha visto fin da subito intraprendere la carriera di allenatore: «Da ragazzino era un numero 8, un centrocampista che faceva anche qualche golletto. Correva tanto», dicono in paese. Tant’è vero che a 14 anni affiancò al calcio l’atletica leggera da mezzofondista, con tempi niente male che lo portarono a prestigiosi piazzamenti in gare nazionali. Poi l’Isef e la scelta di allenare sin da ragazzo. Il motivo? Un grave infortunio al ginocchio rimediato ai tempi della Juniores della Poggese. Da lì la lunga gavetta, condita coi successi dilettantistici alla Massese, l’esperienza al Crevalcore con salto dalla D alla C1 come vice allenatore, l’approdo al Modena (tra giovanili e prima squadra in C1 a soli 30 anni), gli scudetti alla Lazio Primavera, la Serie A, seppur da vice. Poi Lecce e Salerno.
Ora che Bollini ha fatto un ulteriore salto, a Poggio Rusco si fa il tifo per lui. «Quando gioca la Salernitana nel bar del paese ci si raduna davanti alla tv, è un campionato importante», dicono i tanti che salutano il trainer che, quando può, torna sempre a trovare la mamma nella casa di famiglia. Che affaccia sugli impianti sportivi locali, dalla piscina al palazzetto dello sport, allo stesso stadio. Una passione all’ombra della torre – simbolo di Poggio Rusco – iniziata nel campetto dell’oratorio, a due passi dalla parrocchia di Santa Maria. Quando vi torna, con gli occhi lucidi, Bollini ricorda i tornei polverosi, il «bim bum bam» per far le squadre, l’immancabile casa confinante abitata da chi non ha molte simpatie per il calcio. Tutto il mondo è paese, insomma, e giù palloni sequestrati. Magari pure qualche campanello rotto. Ragazzate. 
Quarto di cinque fratelli, «da piccolo davo una mano nel ristorante di famiglia», ha ricordato nel corso di un recente evento benefico che l’ha visto servire ai tavoli della mensa dei poveri di Salerno. E il Clan Pizz, ora gestito da altri, è rimasto invariato da 42 anni: ieri sera Bollini ha cenato proprio lì dopo un aperitivo con gli amici di sempre e qualche parente. Come i nipoti Marco e Leonardo: in comune la passione per le motociclette Harley, lo sci ma soprattutto le vacanze al mare. A Riccione, ad esempio, dove Bollini ha casa. Seimilacinquecento abitanti, tra cui Andrea Anastasi (ex tecnico della Nazionale di volley, quasi vicino di casa), anche Poggio Rusco – che è in provincia di Mantova ma è quasi più vicina a Modena e all’Emilia – è rimasta colpita dal terremoto del 2012. Pian piano si rialza e mantiene le storiche tradizioni, soprattutto culinarie.
Continuando la passeggiata in paese Bollini incontra vecchie conoscenze come il suo ex dirigente alla Primavera del Modena, Marchi, 87 anni e non sentirli.


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