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Da oggi in regalo con il Mattino
le pagine dei trionfi del Napoli

Da oggi in regalo con il Mattino
le pagine dei trionfi del Napoli

Pontel (Cuman), Molino, Gatti, Girardo, Rivellino, Corelli, Mariani, Ronzon, Tomeazzi, Fraschini, Tacchi. La formazione recitata come una filastrocca non la ricorderanno in molti, i più giovani certamente non la conosceranno. Eppure è quella che regalò al Napoli il primo di una lunga teoria di trionfi, la Coppa Italia del 1962, ancora oggi unico caso di vittoria del trofeo da parte di una squadra di B, con l'indimenticato «petisso» Bruno Pesaola in panchina. A raccontare questo e gli altri successi degli azzurri sarà il Mattino con «Undici momenti di gloria», un inserto sulle grandi vittorie del Napoli che uscirà ogni venerdì gratis insieme al giornale, a partire da domani (alla vigilia della supersfida alla Roma) e per sette settimane. La storia del Napoli, il Napoli nella storia con le sue vittorie: un'iniziativa che arriva proprio nel novantesimo anno di vita della società partenopea.
 



Lo storico presidente del Napoli, Corrado Ferlaino, piange mentre ricorda la vittoria della Coppa Uefa a Stoccarda, il 17 maggio 1989: non si commuove per il successo sportivo, ma per aver vissuto un giorno storico, quello del riscatto dei meridionali che lavoravano in terra straniera e che quella notte affollarono le strade della città tedesca. È l'immagine che restituisce il legame tra Napoli e il Napoli, il riverbero sociale e umano dei suoi successi, sempre con uno straordinario narratore degli eventi come il Mattino. Una cavalcata che parte dalla Coppa Italia del 1962 e giunge fino alla Supercoppa italiana vinta nel 2014 con Benitez allenatore, a Doha contro la Juve raggiunta dai gol di Higuain e poi sconfitta ai rigori grazie alle parate di Rafael, portiere brasiliano non più nei radar di Sarri.

I sette inserti in uscita con il Mattino sono stati presentati ieri mattina - l'incontro è stato trasmesso integralmente in diretta streaming sul sito del giornale - nella sala intitolata a Giancarlo Siani. «È la storia di una grande squadra - dice il direttore del Mattino Alessandro Barbano - di un'avventura fatta di gioie e dolori, di emozioni raccontate ai lettori del Mattino da tanti giornalisti, da Giuseppe Pacileo a Mimmo Carratelli a Romolo Acampora, dagli anni Sessanta a quelli che continuiamo a raccontare. Oggi torniamo con la memoria a quegli eventi, insieme a chi quella storia l'ha fatta». In sala ci sono l'ingegnere Corrado Ferlaino, il capitano Giuseppe Bruscolotti, il cronista di ieri Romolo Acampora, quello di oggi Roberto Ventre, la blogger e volto televisivo Anna Trieste. Acampora negli anni Sessanta raccontava il Napoli (tra l'altro il fratello Emilio è stato il medico sociale del Napoli dello scudetto), con un «capo» come Riccardo Cassero, con i tempi dell'epoca e con altri inviati leggendari come Ciccio Degni e Gianni Nicolini: «La sera si andava al night club con i calciatori, non c'era il problema di fare l'intervista o no. Si faceva informazione in maniera diversa. Oggi la società deve regolamentare i rapporti con la stampa. Ma ha sempre bisogno dei media, come i media della squadra». Ferlaino è testimone di quell'epoca: «Andavo a casa del presidente - continua Acampora - a giocare a carte, ma non significava che se avevo una notizia non scrivevo. Quando invece mi chiese di contattare Juliano perché voleva cambiare la gestione della società, non scrissi una riga».

«Però riportasti per filo e per segno tutta la trattativa per Savoldi» ribatte sorridendo Ferlaino.
In sala c'è un uomo da record, con le sue 511 presenze con la maglia del Napoli, Peppe Bruscolotti. Che ricorda il passato ma non sa resistere all'analisi del presente: «Rispetto ai nomi degli svincolati che ho letto in giro, le alternative a Milik che abbiamo in casa sono molto ma molto migliori. Il falso centravanti può essere la mossa giusta. E poi basta parlare di Higuain, ormai fa parte del passato». Si parla invece di Sarri, delle sue frasi a proposito della Juve («Fa un campionato a parte»). Per Bruscolotti, «conoscendo il carattere di questo allenatore, è un modo di liberare la squadra dalla pressione e caricarsela sulle spalle. Di motivare i suoi uomini». Come fece lui con Diego, quando gli cedette la fascia di capitano a sua volta ricevuta da un altro totem della storia del Napoli, Antonio Juliano: «Fu un gesto sentito, avevo capito subito che Diego sarebbe diventato il simbolo, il trascinatore del Napoli. Fu anche un modo per dire: non ho tanti anni ancora da giocare, fammi vincere presto questo scudetto». Parlando di capitani, non c'è Ciro Ferrara, ma è un'assenza giustificata: si trova giusto dall'altra parte del mondo, in Cina dove allena il Wuhan Zall. Da lì Ciro, il napoletano che ha vinto di più con la maglia del Napoli, manda un simpatico messaggio a bordo di un risciò, facendo gli auguri all'iniziativa e salutando alla fine in lingua mandarina.

La vittoria della Coppa Italia 62 (2-1 alla Spal nella finale dell'Olimpico, gol di Corelli e Ronzon per gli azzurri), apre l'inserto in edicola domani: sugli articoli che raccontano il trionfo le firme degli inviati Cesare Marcucci, Ciro Buonanno, Agostino Panico, Bruno Lucisano. L'inserto prosegue con la vittoria in Coppa delle Alpi del 66 (3-1 agli svizzeri del Servette) e con il successo in Coppa Italia del 76 travolgendo il Verona 4-0. Il proiettore rimanda sullo schermo grande le riproduzioni delle pagine. Ed è un'emozione rivedere quelle testimonianze, come lo sarà per i lettori che a partire da domani avranno l'inserto tra le mani. Come lo è stata per chi ha curato la pubblicazione, il responsabile della redazione sportiva Francesco De Luca: «Toccare quelle pagine ingiallite ma ancora leggibili è stata una grande emozione. Un momento straordinario per noi, spero lo sia anche per i lettori». E quando Barbano chiede a Bruscolotti se sarà possibile vivere altre pagine storiche del Napoli, la risposta è: «Sì, se si acquisteranno personalità, identità, carattere giusti». E allora appuntamento alla prossima pagina sui successi del Napoli, quella ancora da scrivere. Quella dal titolo sintetico e diretto: «È scudetto».



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