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Da Pellegrini a Quadarella fino a Codia , ecco come nasce un campione in vasca

Da Pellegrini a Quadarella fino a Codia , ecco come nasce un campione in vasca

Milioni di mamme italiane (o di babysitters automunite, per chi può) accompagnano i bambini in piscina, perché imparare a nuotare è un salvavita per il futuro e i medici sostengono che ‘il nuoto fa bene’, il che è vero ed è anche, come fare qualsiasi sport, un buon viatico per la salute pubblica. Si calcola che i numeri cresceranno di un altro milione sull’onda dell’effetto Quadarella & C. I pupi frignano, qualcuno si rifiuta categoricamente e capricciosamente di mettere la testa sott’acqua: ha paura che gli manchi il respiro. Man mano che crescono, cominciano a scattare i cronometri genitoriali a bordo vasca. E’ un po’ un guaio. La scuola lascia nel deserto la voglia e la necessità di sport dei bambini e dei ragazzi, l’impiantistica è spesso devastata quando c’è, l’ora di ginnastica è un pannicello caldo. I bambini nuotano, magari buttati in acqua a forza dal papà, come è il caso del supersprinter milanese Andrea Vergani; non fu quello di Simona Quadarella alla Delta Nuoto di Franco Baccini, che fu anche ct della Nazionale, a Roma Nord: lì sgambettò le prime volte; gli istruttori insegnano e controllano. Bisogna incontrare l’allenatore giusto: se è pure bravo, tanto meglio. L’importante è che sia quello giusto: ogni atleta ne ha forse uno. Cominciano i campionati delle categorie dei più piccoli: è un ingorgo di corpicini e di grandi speranze. A migliaia sono, nei giorni di Glasgow, a Roma al Foro Italico. Si danno battaglia, nell’attesa di incontrare gli idoli e fare un selfie. Arriveranno Greg e Fede? Ora l’elenco è più lungo: Simona, Margherita, Piero, Alessandro. I campioni si chiamano per nome. Arriveranno Andrea e Federico fra gli altri, Vergani e Burdisso. I tecnici studiano, non perché il campione sia un guadagno: perché è la passione che spinge più di ogni cosa. Quanti video avrà guardato Antonio Satta, l’allenatore di Miressi che si aggiorna su You tube? Quanti incontri fra di loro avranno fatto all’Aniene, dove sono di casa, per parlare di nuoto e metodi, Christian Minotti, Gianluca Belfiore e Alessandro D’Alessandro, coach rispettivi di Quadarella, Panziera e Codia? E il Moro, il decano, e Matteo Giunta nei centri federali di Ostia e di Verona, quante ore avranno dedicato all’aggiornamento che deve essere continuo e quotidiano perché la velocità non si pratica solo in acqua ma anche in ogni tipo di possibile aiuto, tecnico, tecnologico, nutrizionale, psicologico e così via? Il ragazzo (o la ragazza: nel nuoto le opportunità sono proprio pari, attualmente, e pare che un sesso non prevarichi l’altro) fa parte di una società sportiva, di quelle che faticano a sopravvivere specie nel nuoto perché gli impianti costano, l’acqua deve essere calda e la bolletta energetica sale; sembrano piccoli particolari ma alla fine pesano su ogni bilancio. Molti trovano un ulteriore sostegno, una volta maggiorenni e arruolabili, nei gruppi sportivi militari. Tutto questo, dalla base al vertice, ha bisogno di un germe iniziale, indefinibile ma spesso visibile, che si chiama talento. Quello, come il coraggio di Don Abbondio, se non lo hai, nessuno te lo dà. Ma se lo hai, sarebbe uno spreco disperderlo. Il cosiddetto Sistema deve funzionare in modo che questo non accada. Il nuoto azzurro sembra farlo grazie alla sintonia tra differenti componenti, dall’atleta al tecnico, dallo staff al dirigente, dalla società alla Federazione. Così accade che salgano sul podio ragazzi e ragazze, uomini e donne, dai 16 ai 30 anni, come è accaduto a Glasgow, tutte le generazioni differentemente nominate, Generazione X, Millennials, Generazione Z, quelli che, andando oltre l’anagrafe, sono la Generazione N, che sta per nuoto. E se la Pellegrini si prende un anno per pensare anche ad altro e ad una nuova Federica, ecco la Quadarella; se Paltrinieri non sta bene e non vince i 1500 ecco sulla distanza opposta che spunta quel lungagnone di Miressi; se mancano Detti e Martinenghi torna Scozzoli, si fa forte Codia e sboccia Panziera. E già stanno fiorendo la Cusinato, Megli, Vergani, la Castiglioni, Burdisso, i ragazzi della staffetta. E al Foro Italico i ragazzini sognano, s’intravedono, aspettano il loro turno. Ma nel nuoto italiano, oggi, può essere il proprio turno ad ogni età. Bisogna crederci come fa Federica, non arrendersi come fa Greg, buttarsi nell’incognito della distanza più breve come fa Simona, eccetera eccetera. Il nuoto italiano sembra avere un eccetera infinito e il popolo di “santi, navigatori” e quant’altro si scoprì pure di nuotatori. E vissero felici, contenti e vincitori


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