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Fognini, dalla polvere al trionfo
(e non è solo merito suo)

Fognini, dalla polvere al trionfo (e non è solo merito suo)

Difficile dire cosa può scattare nella testa di un tennista quasi trentaduenne, giudicato fino a ieri inadatto a reggere la pressione nei grandi appuntamenti. Fabio Fognini invece si regala (e ci regala) la settimana perfetta a Montecarlo, in quello che definisce il torneo di casa, per vincere un Master 1000, fare il best ranking e puntare a quella top ten che dista un tiro di schioppo. Un salto di qualità quasi imprevedibile. Il ligure aveva conquistato otto tornei in carriera, ma tutti Atp250 ad eccezione di due Atp500. L'anno scorso tre successi, ma nessuno davvero prestigioso, da San Paolo a Bastad, sino a Los Cabos in Messico. E dopo la semifinale di Cecchinato a Parigi nei forum di tennis è stato un continuo scontrarsi tra tifosi di opposte fazioni sul tema "chi è il miglior giocatore italiano del dopo Panatta".

E' proprio questo aspetto che va messo in risalto. Il palermitano, oltre ad essere corpo estraneo al gruppo consolidato dei soliti noti (Seppi, Bolelli, Lorenzi), sta minacciando seriamente la leadership di Fognini. Che, etichettato da tanti come tennista ormai alla frutta, ha reagito da campione dopo un inizio 2019 choc. E si è ripreso una leadership che non può essere discussa: Montecarlo non è un 1000 qualsiasi, è un torneo simbolico, di grande fascino e apre la stagione sul rosso. Fognini lo ha ulteriormente impreziosito con la vittoria su Nadal e un parziale di 8 games a zero che resterà negli annali. Ora inizia l'assalto alla decima posizione di Isner. Serve continuità. E serve anche un buon risultato di Cecchinato a Budapest, dove difende titolo e punti. Perché questa nuova rivalità può essere il sale di questo sport nell'attesa di Sinner, Musetti e altri giovanissimi di belle speranze. Sarebbe bello, davvero bello, vedere i due top 20 azzurri contendersi la prima posizione tricolore a suon di vittorie a Roma. Senza fare paragoni scomodi, da Coppi a Bartali, o più semplicemente, da Pennetta a Schiavone, le rivalità hanno sempre fatto la fortuna di uno sport. E, nel caso di Fognini, anche la sua.


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