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«Un atto d'amore», Ciano torna
sul tatami in Europa League

Antonio Ciano

«Cerco di essere sempre un esempio per i miei atleti e per i miei figli, far capire che in qualsiasi momento bisogna metterci la faccia e non tirarsi mai indietro. Il combattimento è il senso del vivere». Più che un manifesto politico o un programma di governo, Antonio Ciano è sceso nuovamente in campo, meglio sul tatami, nel turno di Europa League a Bucarest, anticipando anche il Napoli di Carlo Ancelotti, dopo la sconfitta maturata con il Liverpool ad Anfield e l’eliminazione dalla Champions. «Last dance», l’ha definita il judoka di Ercolano classe’81, tecnico delle Fiamme Gialle, che ha deciso di risalire sulla materassina per combattere un’ultima volta da atleta e difendere i colori della sua compagine. «Ho iniziato con la gara a squadre per il gruppo sportivo della Guardia di Finanza nel 2004. All’epoca il direttore tecnico Felice Mariani Mariani (ora deputato M5S nella XVIII Legislatura e componente della VII commissione parlamentare Cultura, Scienza e Istruzione) mi consentì di partecipare in previsione del mio arruolamento, che avvenne l’anno successivo con i colori gialloverdi. Vincemmo il titolo e mi esaltai: 5 incontri tutti risolti per ippon, contro campioni del calibro di Ole Bishof (il tedesco oro nella categoria 81 kg alle Olimpiadi di Pechino 2008 e argento a Londra 2012) e Andrea Truzzi».

Ufficialmente ex, in divisa e con il judogi appeso al chiodo, irresistibile, però, il fascino e irrinunciabile il richiamo del judo praticato da agonista. «Pensavo di finire con l‘incontro a squadre del 2017, quando arrivammo secondi e persi per opera del teutonico Krisztian Toth». E invece no. Ciano ricorderà con vivo piacere il 2018. «A Follonica ho rivinto il titolo italiano da allenatore con la doppia affermazione dei ragazzi e delle ragazze, a distanza di 14 anni esatti». Mancava un piccolo tassello a completare il quadro. «L’ho capito in una riunione delle Fiamme Gialle: si era paventata l’ipotesi soltanto di far battagliare le donne nella Champions League, poiché alla squadra maschile mancavano due elementi di peso (81 e 90 kg)». Da qui la geniale idea di far scalare un atleta della categoria 73 kg in quella 81, «in modo da riempiere la casella vuota dei 90». Squadra completata e ritorno di Ciano inaspettato. Poco importa davvero il settimo posto finale in Romania. «Un vero atto d’amore nei confronti della mia società, alla quale devo tutto», spiega emozionato il 37enne riapparso sulla scena internazionale da protagonista alla Ghermanescu Polyvalent Hall. Capitano al servizio del team per completare l’organico ed accentuarne la competitività, vista l’assenza per infortunio del napoletano Vincenzo D'Arco.

«In un primo momento ho preferito non rendere manifesta la mia decisione. Poi ho comunicato la notizia ai ragazzi, chiaramente entusiasti di misurarsi con i migliori club d’Europa». Stratagemma efficace, intuizione fantastica. «Non si è trattato di un gesto da eroe, semplicemente il voler chiudere il mio percorso in questo modo,
per la mia società, che ha creduto in un giovane appassionato, campione prima e coach poi». Adrenalina a mille. «Risalire sul tappeto è stato emozionante e ho rivissuto brividi nostalgici. Ho rivisto vecchi amici, che hanno compiuto il medesimo passo nonostante il tempo trascorso. Un messaggio ai giovani a non arrendersi mai». Motivo di vanto. «Giuro che è l’ultima!». Le bugie hanno le gambe corte. Chissà…..


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