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Malore in Sicilia, morto Gimondi:
vinse Giro, Tour, Vuelta e mondiale

Morto Felice Gimondi, aveva 77 anni: malore nelle acque dei Giardini Naxos

Il ciclismo italiano è in lutto. Felice Gimondi, il campione gentiluomo, oggi a Giardini Naxos è morto. Era in vacanza con la sua famiglia e mentre era in acqua, un infarto ha fermato per sempre il suo cuore. Quel cuore forte e generoso, da vero campione, ha smesso di battere e ogni soccorso è stato inutile.

 

 

Aveva vinto tanto Gimondi e tra i corridori italiani era stato uno dei più vittoriosi. Aveva conquistato la tripla corona vincendo Il Giro, tre volte, il Tour e la Vuelta, impresa riuscita solo a  sette corridori. Nel 1973 vinse il campionato del mondo, andando a vestire la maglia iridata, sfuggita già nel 1970 e nel 1971, quando fu costretto ad accontentarsi di un bronzo e un argento. Al secondo anno da professionista vinse una Parigi-Roubaix. Poi una Milano-Sanremo e due Giri di Lombardia. 

Detiene anche il record di podi nella Corsa Rosa: ben nove e le sue vittorie  complessivamente sono state 118. In carriera ha vestito solo due maglie, quella della Salvarani dal 1965 al 1972 e poi quella della Bianchi dal 1973 al 1979. Felice è stato protagonista degli anni d’oro del ciclismo. Ha duellato con Eddy Merckx ed ha incontrato sulla sua strada Francesco Moser. Con quest’ultimo rivale ma anche compagno di squadra con la maglia azzurra della nazionale. Erano gli anni dove le radioline non c’erano e al ciclista veniva lasciata la possibilità di inventare la corsa ed al campione di esprimere la propria fantasia. Felice Gimondi di fantasia nelle sue corse ne ha messa tanta e i suoi rivali in gara, diventati poi tutti amici, lo ricordano come il corridore gentiluomo che non si arrendeva mai. Eddy Merckx era il suo rivale storico e se in quegli anni, il Cannibale non ci fosse stato, Felice sarebbe stato il più forte in assoluto. Tante sfide tra il bergamasco e il ciclista Belga. Spesso vinceva Merckx, ma non erano mai vittorie semplici e anche Gimondi si è preso le sue rivincite. L’ultima, forse la più bella al Giro d’Italia del 1976, quando nella sua Bergamo, in volata superò il Cannibale, vincendo il giorno dopo la corsa rosa. 

“Stavolta perdo io - ha commentato commosso Eddy Merckx ricordando il rivale e amico - Perdo prima di tutto un amico e poi l'avversario di una vita. Abbiamo gareggiato per anni sulle strade l'un contro l'altro - ricorda ancora il fuoriclasse belga - ma siamo diventati amici a fine carriera. Ci vedevamo spesso durante le gare. A gennaio eravamo insieme in Piemonte, alla presentazione della tappa del Giro d’Italia dedicata al centenario di Fausto Coppi, la Cuneo-Pinerolo. Ci eravamo rivisti anche all’ultimo Giro d’Italia. Eravamo amici e come due amici avevamo parlato al telefono due settimane fa. Che dire, sono distrutto”. 

Ricordi preziosi arrivano anche da Francesco Moser, rivale ma anche lui amico di Gimondi. “Quando sono entrato nel mondo dei professionisti, Felice era uno degli “anziani” nel gruppo. Aveva già vinto tanto e avrebbe vinto ancora. Abbiamo corso con la maglia della nazionale e mi ha dato consigli preziosi. Tutti ricordiamo le sfide tra Eddy e Felice in corsa. Un ciclismo unico che non esisterà più, fatto di valori e bellezza sportiva. Ricordo la vittoria di Felice nella sua Bergamo. Era il Giro del 1976, quasi alla fine e lui sbucò all’improvviso superando in volata tutti e vincendo su Merckx”. 

Anche Gianni Motta ha espresso il suo dolore per la morte dell’amico-rivale. “È un colpo durissimo che mi lascia senza parole. Eravamo nemici sempre, ma c'era grande rispetto per l'uomo, per l'atleta e per il rivale”. Così Gianni Motta commenta la scomparsa di Felice Gimondi. “Con lui se ne va un pezzo della storia d'Italia e anche della mia - prosegue Motta -. Eravamo entrambi nati poveri e siamo cresciuti a forza di colpi sui pedali. Eravamo rivali, litigavamo - ricorda -. Una volta lo chiamai e gli dissi basta litigare, Felice, pensiamo solo a correre”. 
Messaggi di cordoglio stanno arrivando non solo dai ciclisti che hanno corso con Gimondi, ma anche da atleti italiani e stranieri, protagonisti delle corse di oggi. In molti hanno detto di non essere nati quando Felice Gimondi correva, ma che le sue imprese, ancora oggi vengono raccontate in gruppo.


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