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Un anno fa la morte di Michele Scarponi: da Liegi a Filottrano il ricordo del campione

Un anno fa la morte di Michele Scarponi: da Liegi a Filottrano il ricordo del campione


Un anno fa moriva Michele Scarponi. L’Aquila di Filottrano, come veniva chiamato da tutti, era appena tornato dal Tour of the Alps dove aveva vinto una tappa e quella mattina del 22 aprile di dodici mesi fa, intorno alle 8 era uscito per allenarsi in bicicletta. A maggio sarebbe stato il capitano dell’Astana al Giro d’Italia. Quella mattina però Michele ha incontrato il suo destino, e a pochi chilometri da casa, un camion lo ha investito mettendo fine alla sua vita di uomo, di atleta e di padre. Era la vigilia della Liegi-Bastogne-Liegi e la notizia della morte di Michele Scarponi in poco tempo fece il giro del mondo. Gli organizzatori della Doyenne si riunirono subito e decisero che tutto il montepremi della loro corsa sarebbe andato alla famiglia Scarponi, perché nello sport e nel ciclismo esistono regole non scritte e quando uno del gruppo muore la sua famiglia va aiutata. 
Quella sera stessa Alejandro Valverde, grande campione e amico di Scarpa, durante la conferenza stampa prima della corsa,disse che più di ogni altra cosa voleva vincere per dedicare la vittoria al suo amico. Quella mattina a Liegi non c’era la solita festa, nessuna musica ma solo silenzio e applausi mentre sui monitor alla partenza venivano mostrate le immagini più belle di Michele. La sua squadra, l’Astana , era in prima fila con i volti trasfigurati dal dolore e dalle lacrime. Valverde corse per il suo amico e vinse. Sul traguardo di Ans  Valverde da solo tagliò il traguardo, alzò le braccia e per un attimo guardò il cielo. Aveva mantenuto la sua promessa. 

È passato un anno da quel tragico incidente e il ricordo dell’Aquila di Filottrano è ancora vivo nel cuore e nella mente della gente. La sua famiglia non è mai stata lasciata sola e sono stati tanti i modi con i quali questo  atleta è stato ricordato. Anche oggi Liegi ricorderà prima della partenza il suo corridore così come fece lo scorso anno. Michele vinse la sua ultima corsa durante il Tours of the Alps a Innsbruck e quest’anno nella città austriaca durante la corsa è stato presentato il premio Up Award – Souvenir Michele Scarponi, che celebra la generosità e lo spirito di squadra. In marzo la Tirreno-Adriatico ha fatto tappa a Filottrano, la città di Michele, e il Giro d’Italia il 16 maggio lo omaggerà ancora passando di nuovo sulle sue strade.

Oggi a Filottrano si corre la prima granfondo Michele Scarponi e la partenza sarà vicino al cimitero, così i 2000 partecipanti potranno salutare l’amico scomparso. Tanti corridori nelle loro vittorie hanno pensato a Scarponi. Lo ha fatto Landa al Giro d’Italia, Vincenzo Nibali al Giro di Croazia e un mese dopo quando la corsa rosa è arrivata sullo Stelvio. Peter Sagan all’Aquila di Filottrano ha voluto dedicare il suo terzo mondiale.Fabio Aru ai campionati italiani ha corso con una maglia di Scarponi e ha vinto per lui. 

Michele non è stato il corridore più vittorioso nella storia di questo sport. Ha vinto tanto, certo, e lo ha fatto con l’umiltà e la forza che contraddistinguono i campioni. Lui il Giro lo aveva conquistato  nel 2011 quando la vittoria venne tolta a Contador per doping. Però Scarponi non aveva mai pienamente accettato quel successo  e diceva che le corse non si vincono a tavolino. Nessuno dimenticherà l’amicizia tra lui e Vincenzo Nibali e il Giro del 2016 quando si mise a disposizione del siciliano per conquistare la maglia rosa. Quell’anno Michele andava forte nonostante i suoi 36 anni e avrebbe potuto prendersi qualche soddisfazione, ma decise che la cosa più  importante era la vittoria finale di Nibali e per il suo capitano si sacrificò.

 Michele Scarponi oggi è diventato un simbolo. È il simbolo dello sport bello e appassionante, della fatica e del sorriso, ma è anche diventato il simbolo delle morti sulla strada, perché lui la vita l’ha persa mentre andava in bicicletta. Da un anno l’Aquila di Filottrano è diventata anche un progetto che guarda al futuro affinché non ci siano più vittime sulla strada perché, purtroppo, il nostro Paese, è uno di quelli con il maggior numero di morti proprio tra i ciclisti. 


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