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Andrea Esposito, il Riva di Policoro:
bomber sfortunato dal talento infinito

Andrea Esposito, il Riva di Policoro:
bomber sfortunato dal talento infinito

Una storia di calcio di altri tempi. Quando a ventun'anni Andrea Esposito fece il suo esordio in serie A con la maglia del Napoli, che lo aveva acquistato per 30 milioni di lire dal Policoro in quarta serie, quella prima domenica di dicembre del 1971 col Vicenza si risolse per gli azzurri in una Caporetto. Esposito prese il posto di Panzanato al 58' sul risultato di 3-2 per i veneti. 6-2 fu il finale, ma il giocatore di Sant'Arcangelo (in provincia di Potenza) nella disfatta della squadra riuscì, tuttavia, a dare rassicurazioni al suo allenatore, l'indimenticabile Beppe Chiappella, che chiamavano Fernandel per la marcata somiglianza con il grande attore marsigliese.

La domenica successiva al San Paolo, in un attesissimo derby del Meridione tra Napoli e Roma, il tecnico milanese schierò con la maglia numero undici il giocatore lucano. Zoff, Altafini, Montefusco, Sormani e gli altri bastonarono pesantemente per 4-0 i giallorossi del mago Herrera, riscattando la figuraccia del turno precedente. Esposito giocò un grande match con due magnifiche reti. Così il direttore del Corriere dello Sport del tempo, Antonio Ghirelli, nel suo pezzo: «Ragazzo robusto, veloce, intelligente. Ha vissuto un pomeriggio da favola. Due gol alla Roma rappresentano un battesimo champagne per un giocatorino che l'anno scorso militava in quarta serie... La seconda rete andrebbe filmata per il museo del Football. Raccolto in allungo di Montefusco il giovane lucano saltava Cappelli, attirava Santarini, lo evitava, invitava all'uscita il portiere e in corsa fintando un altro scatto toccava di esterno sinistro la palla in movimento, facendola passare sulla testa dell'esterrefatto De Min..».

Del capolavoro compiuto da Esposito parlarono per giorni tutti i giornali più importanti, persino il comico Gino Bramieri coniò la battuta «l'amaro lucano di Herrera». Ma come tante belle e sfortunate favole del pallone, anche quella del giocatore-studente della Basilicata prese subito il rimbalzo sbagliato. Il dolore che avvertì già durante il match con la Roma diventò presto qualcosa di più serio, il menisco cedette. A fine stagione, con solo sette presenze in A, venne dato in prestito in B alla Reggina che stava allestendo una squadra per il grande salto nella massima categoria, ma i persistenti problemi fisici continuarono a braccare la punta che finì in terza serie al Siracusa e, quindi, alla Juve Stabia. Lo sfortunato attaccante - definito il «Riva del Policoro» - chiuse con il calcio che conta che non aveva trent'anni. Tornò a Sant'Arcangelo dove aprì un'attività commerciale e continuò a giocare e ad allenare tra i dilettanti. In un'intervista all'ex direttore del Guerin Sportivo Andrea Aloi raccontò che l'ultimo gol lo segnò a 44 anni, era con il Villa D'Agri in eccellenza, il club valligiano vinse per 3-0 e il figlio Alfonso siglò le altre due marcature.

Oggi Andrea Esposito tra foto in bianco e nero e vecchi ritagli di giornali continua a ricordare le lontane imprese calcistiche, in particolare le stagioni con il Policoro dove vinse in serie D la classifica dei cannonieri con 18 marcature e, naturalmente, la strepitosa impresa contro la Roma.


 


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