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Fifa, il contropiede di Infantino:
«Dura accettare figlio di immigrati»

Fifa, il contropiede
di Infantino

«Io posso capire che è dura accettare che un figlio di immigrati italiani sia al mio posto», ma «non c'è stato alcun illecito» e tutto è stato fatto «alla luce del sole»: Il n.1 della Fifa, Gianni Infantino, replica così in una conference call con alcune delle principali testate giornalistiche mondiali, tra le quali l'agenzia Ansa, alle rivelazioni di Football Leaks su suoi presunti 'alleggerimentì delle sanzioni fair play finanziario ad alcuni club europei, quando era segretario Uefa.«Ho operato sempre in modo trasparente».

«Il nostro obiettivo era aiutare i club, non distruggerli - ha aggiunto Infantino - Ho incontrato Psg e Manchester City perché era il mio lavoro a cercare un 'settlement', un accordo, e poi passarlo al panel giudicante che prende le decisioni indipendentemente. Comunque, i questi 2 club sono stati multati di una ventina di milioni - ricorda il n.1 del calcio mondiale - Tra i 30 club solo due non hanno trovato accordo, uno e il Milan che ha vinto il caso al Tas. Per i club che sono stati esclusi e ben diverso; non pagavano i debiti, i stipendi che sono cose molto più gravi. Quindi, nessun favoritismo a nessuno, era mio lavoro come capo amministrazione Uefa a farlo, il mio obbligo».

«Abbiamo già detto che la Var al Mondiale è stato un successo. Ovviamente non è perfetta ma offre un 95% di perfezione, oltre ad il calcio e arbitri»: a promuovere la 'moviola in campo' è il presidente della Fifa, Gianni Infantino, in conference call con alcune delle principali testate giornalistiche mondiali, tra le quali l'Ansa. Alla domanda se l'Uefa ci è arrivata troppo tardi (la Var nelle coppe sarà introdotta nel 2019) Infantino ha risposto che «a volte serve tempo, ma l'importante è arrivarci».
 


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COMMENTA LA NOTIZIA
1 di 1 commenti presenti
felipe
2018-11-07 21:14:46
"Prega che tu non arrivi a un compromesso con la tentazione". Bibbia, Matteo 26:41. La tentazione era alta e, ovviamente, Infantino mente sapendo di mentire. Nessuno raggiunge il top in carriera senza aver mai ceduto a qualche compromesso, oltre che con gli altri anche con se stesso.

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