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Svezia-Inghilterra 0-2: Maguire più Dele Alli, Leoni in semifinale

Svezia-Inghilterra

E’ semifinale per l’Inghilterra, 28 anni dopo Italia ’90, quando uscì per la prima volta ai rigori, contro la Germania. Da allora la raggiunse solo a Euro ’96, con ulteriore uscita dal dischetto, in casa.

Fuori la Svezia, come da pronostico, ha costruito tre buone occasioni, dopo essere andata sotto, tradendo fatalmente limiti. Mercoledì 11, a Mosca, affronterà la vincente di Russia-Croazia.

Inghilterra-Svezia va secondo i binari prospettati, i gialloblù dietro, a proteggere la difesa, come nello spareggio con l’Italia, l’Inghilterra attacca, preferibilmente sulla destra. Equilibrio, opposizione svedese fiera, con il passare dei minuti la pressione aumenta, sino al gol della mezz’ora: da sinistra l’angolo di Ashley Young, lo stacco di Maguire è di forza, dall’alto del metro e 93, ad anticipare Forsberg. Genitori spagnoli, 25 anni, Harry Maguire dall’Hull City è passato al Leicester. E’ il quinto gol britannico su palla inattiva, grazie agli schemi di Southgate, che in tribuna ha persino un sosia, con quel panciotto che fa raddoppiare le vendite dei gilet. Elegante come questa Inghilterra, che per una sera ha nulla dal capocannoniere Kane eppure non tremerà.

A Samara, gli scandinavi vanno sotto per la prima volta (con la Germania avevano perso allo scadere, avevano subito gol solo dai tedeschi), non cambiano il canovaccio tattico, sulla pressione della nazionale dei tre leoni. Sterling è onnipresente, sbaglia una chance ma in fuorigioco, prima dell’intervallo calcia sull’uscita di Olsen e poi è chiuso da Granqvist, 33enne partito dal Wigan e discreto nel biennio al Genoa.

Alla ripresa occasione per la Svezia, cross da sinistra, stacco di Berg (centravanti senza gol, al mondiale) e parata di Pickford, portiere vero, finalmente, per l’Inghilterra. Nelle precedenti 3 grandi manifestazioni, fra i pali c’era stato Joe Hart, ex Torino, in Brasile e soprattutto in Francia sbagliò, era già declinante, al pari di vari predecessori. Pickford non si è fatto travolgere dalla stagione negativa dell’Everton, ha reattività. Come Sterling negli sprint e Maguire negli inserimenti. L’Inghilterra è tosta e continua, fa girare palla e raddoppia. Il destro da fuori di Lingard non è decisivo, Trippier alimenta l’azione come fosse rugby, il cross è della stessa ala dello United, Dale Alli ruba il tempo a Krafht, difensore del Bologna, in acrobazia e infila.

Sotto di due gol dopo un’ora, la Svezia ha comunque fiammate, Berg per Claesson e Pickford salva ancora. Le occasioni si susseguono, molto più che in Inghilterra-Colombia, Henderson e compagni non si accontentano, serve un altro salvataggio di Granqvist, propulsore anche offensivo. Il doppio cambio vivacizza i gialli, Guidetti (nonno paterno di Ferrara, cresciuto in Kenya) libera Berg e Pickford piazza la terza parata complicata. La Svezia meriterebbe il gol, ha costruito quasi di più in questo quarto di finale mondiale che nel doppio spareggio con l’Italia. L’Inghilterra è anche spettacolare, con i 5 ragazzi di colore, sembra una delle tante squadre Nba sospinta dalla fisicità e della velocità degli esterni. 

Il finale è di controllo, a evitare rischi. E’ 2-0, come Francia-Uruguay, la Svezia però ha costruito più della nazionale di Tabarez. Anche il fantasma di Ventura adesso è eliminato, la sua riabilitazione postuma è finita. Con Prandelli, l’Italia iniziò lo scorso mondiale battendo gli inglesi ma poi venne eliminata. Chissà se avrebbe fatto meglio della Svezia, uscita per la seconda volta ai quarti. Niente podio, raggiunto due volte, l’ultima nel ’94, con Brolin, trottolino del Parma. Senza Ibrahimovic, ha fatto meglio che nei mondiali disputati o saltati nonostante il totem, eguagliando il quarto di Euro 2004.

E’ festa inglese, sugli spalti “God save the Queen” furoreggia. Nel 4° mondiale monomarca, con semifinaliste solo europee, l’Inghilterra ha superato tutte le sue paure. Conta di giocare la finale nel giorno dell’ultimo atto di Wimbledon. E di bissare il titolo del ’66, si può fare.
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