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Zaccheroni: «Anche il Napoli
ha il suo Ronaldo»

Zaccheroni: «Anche il Napoli
ha il suo Ronaldo»

Altro che fossato profondo come un canyon: per Alberto Zaccheroni, ora ct degli Emirati, non c’è mai stata così poca differenza tra la Juventus e il resto degli inseguitori. Anzi, secondo Zac Cristiano Ronaldo tutto avrà tranne che vita facile nel nostro Paese. E avverte: «I gol che ha fatto nella Liga da noi se li scorda».

Zaccheroni, piano piano sta tornando il campionato più bello del mondo?
«Vero, questa estate sono stati fatti passi da gigante: è arrivato non solo Ronaldo ma anche il Ronaldo degli allenatori».

Si riferisce a Carlo Ancelotti, immaginiamo?
«Proprio così. Chi se lo aspettava che davvero tornasse in Italia. Ero sicuro che sarebbe andato in Premier a guidare qualche colosso inglese. Invece deve aver visto nel progetto di De Laurentiis qualcosa di affascinante».

Torniamo all’altro Ronaldo: come si ferma?
«Il punto non è certo solo lui. Ma tutta la Juventus che è cresciuta tanto a livello di organico. Cristiano qualche problemino in più sui campi di serie A lo troverà: non avremo più la scuola di difensori migliore di tutti, ma sotto il profilo tattico non c’è torneo più complicato del nostro».

Dunque, CR7 potrebbe avere qualche difficoltà?
«All’inizio di sicuro. Peraltro anche per Michel Platini non fu semplice ambientarsi da noi. Ma credo che i gol che ha fatto nella Liga non riuscirà a farli in Italia».

Ma la squadra di Allegri ha qualche punto debole?
«Non prendetemi per blasfemo, ma penso che sia proprio in attacco. Certo, ha un alieno là davanti ma se non c’è lui, chi segna? Dybala quando parte da lontano mi pare che faccia fatica a trovare la via del gol; Mandzukic non è mai stato un goleador. Volendo trovare il pelo nell’uovo, mi pare sia questo...».

Resta il Napoli l’anti-Juve?
«Un gruppo che ha fatto 91 punti l’anno prima, che è rimasto più o meno intatto, è naturalmente il rivale principale per la lotta allo scudetto. Resta però l’incognita del cambio di tecnico e di filosofia. C’è bisogno di tempo quando c’è un nuovo allenatore, anche se è tra i più forti di tutti». 

Cosa succederà all’inizio?
«Il calcio è gestione di tempi e di spazi: se si cambia sistema di gioco, cambiano i meccanismi che vengono praticati. Il che significa che per vedere il miglior Napoli bisognerà attendere qualche settimana. Senza far drammi se non arriveranno subito le vittorie».

Da Sarri ad Ancelotti cosa cambia?
«Due filosofie differenti. Uno parte dal suo sistema di gioco e fa adattare i giocatori, l’altro costruisce il gioco sulla qualità dei migliori uomini a disposizione».

La grande innovazione è l’idea di Hamsik alla Pirlo.
«Beh, è la strada migliore per allungarsi la carriera. Ci può stare, perché lo slovacco è intelligente sotto il profilo tattico. Però così si perdono i suoi tempi di inserimento che lo rendono unico in Europa e al mondo. Giocando in una situazione in cui deve pensare a dare equilibrio, perché da un lato deve dare il là alla manovra, dall’altro deve preoccuparsi anche di quello che viene al di sotto della palla, si rischia di non veder assecondato il suo istinto. Insomma, sono davvero curioso di vederlo in azione...».

Un uomo su cui punterebbe al posto di Carlo?
«Insigne. Lui ha bisogno di soluzioni veloci, non deve preoccuparsi di occupare gli spazi ma pensare ad andare in avanti. È un talento straordinario, con Ancelotti diventerà un fenomeno».

Facciamo la pole-scudetto, dunque.
«Ecco, vicino al Napoli c’è l’Inter. Io sono stato in Cina e conosco Suning: è un colosso, sapevo che non sarebbe venuto in Italia a fare la comparsa. E infatti il mercato è stato da 10. Però ora Spalletti deve lottare con la malattia cronica dei nerazzurri: gli alti e bassi. Capaci di fare cose super per 5 o 6 partite e poi crollare senza avviso. Se superano questo accidenti mentale, lotteranno fino alla fine per il primo posto».

La Roma ha perso Alisson e Naingollan. Ha sopperito con la campagna acquisti?
«Alisson è insostituibile, un top player tra i pali. Capisco i bilanci, ma certe perdite sono pesanti. Però vedo un grande entusiasmo: intorno a Di Francesco vedo la stessa gioia che vedevo con la Roma di Zeman. Eusebio ha grande qualità in campo e mi ha colpito il fatto che sia poco integralista: pensavo che fosse vincolato al 4-3-3 invece ho visto che ha cambiato molto in base alle esigenze.

Scendiamo nella griglia: che ne pensa del Milan?
«Là davanti ha un mostro: Higuain. Che poi, lo dicono i numeri, al primo anno in una nuova squadra dà anche il meglio di sé. Anche quest’anno vorrà togliersi qualche sassolino nella scarpa, e questo sarà un bene per i rossoneri. Poi mi piace il blocco degli italiani, la fiducia nei giovani che sta dando Gattuso».

E le altre?
«Mi piacerebbe che ci fosse una squadra guastafeste, tipo la mia Udinese capace di inserirsi in zona Champions. Ma credo che il divario tra le cinque migliori e le altre si sia allargato ancora: non penso che Lazio, Fiorentina, Sampdoria o Torino possano avvicinarsi».

Il ritorno delle magnifiche sorelle?
«Sì, ai miei tempi erano sette, adesso sono cinque. Ma sono davvero belle. Questa serie A vale davvero la pena di essere seguita di nuovo».


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