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Stop alle partite, il capo della polizia:
«Rispetto Ancelotti ma non decide lui»

Stop alle partite, capo della polizia:
«Rispetto Ancelotti ma non decide»

Nessuno dirà mai ad Ancelotti che la sua crociata anti-razzismo è esagerata. Ma il capo della Polizia, Franco Gabrielli, intervenendo ieri all'inaugurazione della mostra della polizia scientifica a Salerno, lo invita alla riflessione. «Questa battaglia possiamo vincerla solo se c'è un concorso di prevenzione e repressione. La storia ci insegna che la risposta non è solo repressiva. Quando vengono evocati modelli come quelli britannici dobbiamo ricordare che esistono meccanismi e strumenti che noi non abbiamo. Non si possono risolvere i problemi italiani con gli strumenti stranieri». E continua citando Max Weber e la sua etica della responsabilità riferendosi ad Ancelotti. «Fermarsi una tantum, come provocazione, può essere una scelta, ma diventa impensabile che possa decidere lui se una partita può essere sospesa oppure no. Bisogna fare attenzione e riflettere su quello che si dice. Apprezzo e stimo l'allenatore del Napoli: la sua storia basterebbe per giustificare la fermezza e la decisione di dire ciò che ha detto ma, una volta che la squadra è nello spogliatoio il problema è finito, per chi sta fuori è solo iniziato. Le regole parlano chiaro ed è l'autorità di pubblica sicurezza a dover decidere cosa fare». Una specie di altolà dinnanzi alla rigida posizione annunciata più volte da Ancelotti.


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5 di 17 commenti presenti
raul bravo
2019-01-11 15:54:44
da cittadino vorrei sapere: 1° quali provvedimenti ha preso verso il questore di milano, nessuno ha spiegato come sia possibile che 100 persone armate e travisate non siano state segnalate, fermate e arrestate 2° ci spieghi come è possibile che una carovana di 30 auto con tutti ultras era sorvegliata da una volante che si è dileguata appena iniziati gli scontri 3° come è possibile che il funzionario di p.s. ad inizio secondo tempo ha abbandonato il campo di gioco, perché chi vigilava sul rispetto della Legge in quel indecente contesto non era neanche sul campo? ....non si preoccupasse di noi che ci sediamo in campo, facesse il suo lavoro!!! P.S. siamo ancora in attesa delle dimissioni del questore di roma, quel giorno chiunque c'era non se lo può scordare, abbandonati a noi stessi prima e sopratutto dopo la fine partita CIRO VIVE
rebaldo
2019-01-11 12:46:54
Il "poliziotto" voleva affermare un principio scontato, cioè che è l'A.G. a decidere se sospendere una partita, cosa che -secondo me- non avverà mai per i cori. Se un allenatore pretende di fermare la squadra e chiedere la interruzione della partita a causa dei cori, va incontro sicuramente alla sconfitta a tavolino. Su questo non c'è dubbio.
IamMarioI
2019-01-11 12:19:18
ancellotti ha solo detto di sospendere la partita. egr gabrielli se lei reputa che per le sue " responsabilità' " non può' chiudere una partita, allora bisogna studiare per trovare repressivamente una soluzione indolore...... ( come ad esempio un intervento inoppugnabile presso la figc per una punizione esemplare ( sconfitta a tavolino ) nel caso mitigata con un diniego - fischi - di tutto lo stadio.
gigioppi
2019-01-11 19:47:59
Non essendo capace di arrestare i delinquenti che come al solito la fanno franca ed a pagare sono sempre gli onesti, il capo della polizia tenta di difendersi parlando delle conseguenze di ordine pubblico. Ebbene Ancelotti e tutto lo staff del Napoli hanno il diritto di fermarsi quando gli insulti vanno ben oltre ciò che viene definito sfottò assumendosene la responsabilità e la conseguente sanzione. Se a seguito di tale decisione possono aversi incidenti non è un problema del Napoli ma di chi ha il dovere di garantire il corretto svolgimento di un evento sportivo compreso il mantenimento dell'ordine pubblico. Caro capo della polizia gli incidenti avvenuti al di fuori dello stadio di S. Siro non si sono verificati perchè il Napoli avesse deciso di fermarsi ma per la sua incapacità di prevenirli.
Pippo54
2019-01-11 17:32:00
Siamo in un Paese libero. Se una squadra non se la sente di continuare a giocare, per l'inciviltà non di pochi ormai, ma di molti italiani, se italiani li si può chiamare, è un suo diritto. Che chè ne dicano il capo della polizia o altri.

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