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Scudetto, Napoli vive in un sogno:
«Vedrete, ci saranno tre mesi di festa»

Scudetto, Napoli vive in un sogno:
«Vedrete, ci saranno tre mesi di festa»

Napoli sogna. Di più: Napoli è pronta. «Aspettiamo solo domenica, la partita di Milano. Poi vedrete. Faremo una festa che dura tre mesi», assicura Gennaro, tifoso autodefinitosi «storico» di Forcella, «il quartiere più tifoso di tutta la città». 

Tre mesi come per lo scudetto vinto ai tempi di Maradona, «ci autotassammo e ogni sera c’era un evento, offrivamo da bere e da mangiare a chi passava» e figuriamoci adesso che siamo pieni di turisti: «Parleranno di noi in tutto il mondo». Se è per questo già lo fanno: mentre Gennaro parla è un tripudio di foto e di selfie accanto a un murales fresco fresco di nascita, un bel Koulibaly a grandezza quasi naturale incollato nel giro di pochi minuti, e con l’aiuto di diversi passanti, dalla giovane Roxy in the box, street artist parecchio nota non solo a Napoli. Un vero blitz, il suo, in questo quartiere che l’ha accolta subito con calore: «Forcella è un quartiere popolare, ho voluto portare qui l’immagine di questo calciatore, il nostro fratello senegalese come ho scritto sul disegno, perché la vittoria di ieri è stata una vittoria del popolo», spiega l’artista. È bello, sottolinea Roxy, che a segnare contro la squadra più potente d’Italia sia stato un giovane di colore, un ragazzo del Sud del mondo: «Qua c’è una bella comunità di senegalesi, da noi non c’è razzismo, ma proprio per questo dobbiamo impegnarci di più nelle battaglie contro le discriminazioni. Kalidou è un simbolo, anche al di là del calcio, che ci dimostra come è importante lottare tutti insieme per lo stesso obiettivo».
 

 

Kalidou uno di noi, l’eroe della porta accanto: a San Gregorio Armeno, nella sua bottega frequentata ormai ogni giorno da centinaia di visitatori italiani e stranieri, Genny Di Virgilio racconta che nel day after del trionfo azzurro le statuine che rappresentano il difensore goleador sono andate via come il pane. «Napoletani? No no, li hanno comprati una decina di turisti che vivono al Nord», sorride Genny. E che volete, il sentimento anti-Juve valica i confini campani, non abbiamo mica l’esclusiva. Anche Genny e suo padre, che sulle gesta del Napoli e sulle «colpe» del presidente non smetterebbero mai di discutere, hanno un sogno nel cuore: dipingere «quel» triangolino sulle maglie. «Sarebbe grandioso - dice Genny - dopo trent’anni. Ma lo farò quella notte, se quella notte arriverà: non un minuto prima della fine del campionato». Prima di tutto la scaramanzia. Però a colpire il maestro di San Gregorio, ieri mattina, è stata un’altra cosa: «Ci sorridevamo tutti. Per strada, nei negozi, ho visto un’atmosfera diversa, un’aria come di felicità. Ci si scambiava sorrisi, gentilezze, anche tra persone che non si conoscevano. Strano? No, è successo anche un’altra volta, quando a Napoli è venuto papa Francesco».


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COMMENTA LA NOTIZIA
1 di 1 commenti presenti
ghirigori
2018-04-23 23:53:00
insomma... per definirlo bello, quel murale, bisogna accontentarsi proprio di poco. pare un disegno di un criaturo delle medie

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