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Staffetta femminile short track:
l'Italia della Fontana è d'argento

Fontana è d'argento

Una staffetta d'argento guidata da una portabandiera d'oro. È l'Italia dello short track, che alle Olimpiadi invernali di Pyeongchang sale sul secondo gradino del podio in una finale a eliminazione. Vincono le padrone di casa della Corea, una squadra con l'età media 20 anni e classe da vendere. Alle loro spalle si piazza inizialmente la Cina, poi l'Italia nonostante la caduta senza responsabilità di Lucia Peretti. Poi arriva la decisione dei giudici, che penalizzano Cina (cambio di direzione ai danni della Corea) e Canada (per aver ostacolato all'ultimo giro le due asiatiche al comando) trasformando in argento la medaglia delle azzurre e facendo salire sul podio finale anche l'Olanda, che aveva vinto la finale B con il record del mondo. «Che è successo alla fine? Un casino, ho capito solo che abbiamo portato a casa l'argento. Il resto chissenefrega», taglia corto Fontana. «Le mie bambine sono i tribuna, non so se hanno capito...», scherza Martina Valcepina, che dedica la medaglia proprio alle due gemelline Camilla e Rebecca. A fare un pò più di chiarezza ci prova la Peretti: «Io ho sbagliato, perché se fossi stata all'interno quando la canadese è caduta non sarei finita a terra anch'io. Ma noi avevamo la coscienza pulita quindi...».

 

 



«Finalmente si mangia, pizza e nutella», esulta ancora Peretti, la più esuberante del gruppo dopo la gara. Mentre la 33enne Cecilia Maffei, la veterana, si toglie un piccolo sassolino dalla scarpa: «La dedica per la mia famiglia e per me stessa. Ci tenevo molto e dopo 4 Olimpiadi finalmente sono riuscita a coronare il mio sogno. A Sochi non hanno creduto in me, stavolta lo hanno fatto». Per la Fontana, invece, questa medaglia è da dedicare «a tutta la squadra, non solo le presenti ma anche a quelle che sono a casa». «Stiamo tutte scrivendo la storia dello sport italiano e questo è qualcosa che terremo sempre con noi», sottolinea proprio lei, che si è messa al collo la seconda medaglia in questa Olimpiade dopo l'oro sui 500, la settima in quattro edizioni dei Giochi. «Ma questa in staffetta è una delle più belle», evidenzia la valtellinese, che in fatto di medaglie olimpiche mette la freccia su mostri sacri come il bobbista Eugenio Monti e lo slittinista Armin Zoeggeler. E ha ancora una carta da giocare nei 1.000. «Sono nella storia? Fa piacere, ma non ci ho mai pensato. Il mio obiettivo era solo venire qui e far bene». E ci è già riuscita alla grande.


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