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Matute fa grande l'Avellino:
basta un gol per piegare il Flaminia

Matute fa grande l'Avellino:
basta un gol per piegare il Flaminia

C'è una parola che racchiude tutto. Quella parola è sofferenza: per la difficoltà di adattamento ad una categoria che odiano tutti, per le vittorie sempre al cardiopalma, per il logorio, fisico e mentale, per provoca una rimonta. L'Avellino batte il Flaminia, tosto e fisico, in un mercoledì di febbraio gelido e ventoso per uno a zero, grazie ad un gol splendido e inaspettato di Matute, leader silenzioso, calciatore di quantità più che di qualità, simbolo non a caso di una squadra concreta ma per niente bella. Una partita dai due volti: inguardabile nel primo tempo per colpa anche di un modulo, il 4-3-3 che non permette alla rosa biancoverde di esprimersi al meglio. Lo sanno tutti e alla fine se ne rende conto anche Giovanni Bucaro (la domanda è perché ostinarsi così tanto?) che cambia passando al 4-2-4 e inserendo Tribuzzi e Da Dalt. Il risultato è il gol, le occasioni create e i tre punti portati a casa. Ma il Lanusei non si ferma, batte anche l'Atletico e la vetta resta a sette punti per i lupi.

Viste le gare riavvicinate, domenica prossima l'Avellino affronterà il Sassari Latte Dolce, Bucaro cambia diverse pedine, ma non il modulo che resta il 4-3-3. In difesa out Morero, per lui stop di almeno venti giorni, in campo c'è Dondoni, reduce da una brutta botta rimediata a Lanusei, in coppia con Dionisi. A centrocampo Carbonelli è il volto nuovo supportato dall'esperienza e il talento di Gerbaudo e Matute. In attacco Alfageme fa il suo esordio al Partenio: questa volta però Bucaro lo posiziona a destra a supporto di De Vena con Pepe sull'out opposto. Il Flaminia, 31 punti e nulla di più da chiedere al campionato, si presenta con un 4-3-1-2 che vede Lezzerini dietro Genchi e Abate (ex di turno).

Il primo quarto d'ora non è quello che ci si aspettava di vedere: per l'Avellino non sembra la partita della vita o della morte ma più quella dell'attesa. Nessun tiro in porta, atteggiamento timido e attento, poche geometrie, idee confuse, vento (particolarmente forte) contrario che non aiuta. Non è un caso che l'unico lampo arrivi da (23') calcio d'angolo, cross di Parisi per De Vena che di testa manda alto. Ci prova con rabbia Matute (32') tiro potente dal limite dell'area ma il gioco continua a latitare: la squadra biancoverde è prevedibile, a centrocampo la maggior parte dei duelli sono persi, la difficoltà di costruire azioni pericolose percepibile e così il Flaminia gestisce senza ansie, qualche volta si affaccia in area di rigore e si gode il pareggio.

Il tecnico si accorge, un po' tardivamente, che la squadra non gira e così opera due cambi. Fuori Carbonelli e Pepe, dentro Da Dalt e Tribuzzi e modulo più aggressivo: 4-2-4 e una determinazione da lupi che si svegliano dopo un primo tempo da agnelli. De Vena ci prova senza fortuna per due volte, Alfageme si vede finalmente in area di rigore (nel primo tempo era stato un ectoplasma che girovaga senza meta), Da Dalt e Tribuzzi spingono e fanno venire il mal di testa a Carta e Gnignera. ( 70') Vitali nega la festa ad Alfagheme, servito in profondità da Da Dalt, ma l'Avellino è in crescendo. Ancora forze fresche dentro con Di Paolantonio al posto di Gerbaudo. È un assedio continuo che si concretizza con il gol di Matute. Palla dal limite, il centrocampista si porta la sfera dal destro al sinistro: (76') tiro potente e preciso che spiazza il portiere e riscalda l'aria gelida del Partenio Lombardi. I ritmi si abbassano, non la voglia delle due squadre visto che anche il Flaminia non molla la presa con un pressing asfissiante. Al 91' i brividi sono più intensi e non di gioia ma di paura. Betti perde palla, Parisi e Viscovo ci mettono una pezza, solo parziale, su Morbidelli ma sulla linea proprio Betti si fa perdonare salvando la porta. L'operazione rincorsa continua ma la strada, a undici giornate dalla fine, resta tutta in salita.
 


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