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Il «fattore San Paolo» non c’è più,
ma Ancelotti vince più di Sarri

Il «fattore San Paolo» non c’è più, 
​ma Ancelotti vince più di Sarri

Due mesi dall’inizio del campionato ed un progetto che prende forma. Il Napoli di Ancelotti sta crescendo a suon di errori e di ottime prestazioni, ha incontrato le sue difficoltà ma sembra già essere ad un buon punto. Tutto va per il meglio soprattutto quando si è davanti al pubblico di casa. «Il San Paolo ci aiuta e per una squadra giovane come la nostra è importante, forse non abbiamo ancora la personalità per gestire un ambiente ostile, giocare davanti al nostro pubblico è un’arma importante», aveva detto Carletto dopo la gara contro il Sassuolo, ricordando che gli unici stop stagionali sono arrivati a Genova e a Torino, oltre al pari beffardo di Belgrado.

Anche i numeri gli danno ragione: fin qui, cinque gare giocate in casa tra campionato e Champions, cinque vittorie con 9 gol fatti e solo 2 subiti, entrambi nella stessa partita contro il Milan. Un avvio incredibile, persino migliore di quanto fatto a Fuorigrotta un anno fa, quando gli azzurri di Maurizio Sarri si erano fermati a tre vittorie di fila in campionato pareggiando 0-0 contro l’Inter alla nona giornata di campionato. Tutto va alla grande, quindi, anche se il «fattore San Paolo», sempre al centro delle liti tra De Laurentiis e de Magsitris non sembra registrare i numeri della passata stagione, quando nei primi due mesi della stagione si riversarono allo stadio quasi 200mila persone per le prime cinque gare interne.

I numeri delle presenze al San Paolo della stagione in corso, infatti, deludono le aspettative. Nonostante l’arrivo di un allenatore come Ancelotti e un gruppo che mantiene il secondo posto in campionato, gli spettatori complessivi al San Paolo sono stati fin qui 113.606, circa 13mila in meno rispetto allo scorso anno nonostante una gara interna in più grazie al calendario attuale. A pesare sul conteggio i circa 20mila presenti per la gara contro la Fiorentina dello scorso 15 settembre, con la protesta di gran parte del tifo azzurro per i biglietti esosi di due settori popolari o quasi come Curve e Distinti. Un numero che sorprende, soprattutto pensando ai quasi 50mila napoletani che erano presenti un anno fa al San Paolo per il derby contro il Benevento, squadra Cenerentola ed ultima in classifica.

Ancor di più sorprendono i dati europei. Perché se è vero che lo scorso anno alla prima di Champions contro il Feyenoord furono solo 22mila i napoletani presenti a Fuorigrotta, in agosto si era raggiunta quota 50mila per il preliminare europeo contro il Nizza. Diverso rango per la prima sfidante internazionale di quest’anno, il Liverpool vice-campione d’Europa, ma i 37mila presenti lo scorso 3 ottobre non sono di certo cifra record per una città abituata a ben altri standard. Nel complesso, sono stati circa 150mila i napoletani presenti fin qui al San Paolo, con una media di 30mila spettatori per gara che non fa onore alla storia recente del tifo azzurro.

Cosa pesa, dunque, sulle scelte dei tifosi? Innanzitutto la questione abbonamenti: il rapporto già teso con presidente e società è stato scosso dalla mancanza di abbonamenti per il campionato in corso, una religione vera e propria per gran parte del tifo appassionato azzurro. Il mezzo passo indietro dei mini-abbonamenti Champions è stato apprezzato, ma non ha cambiato le cose. E poi la gestione dei biglietti: dopo i 35 euro spesi dalle Curve per la gara contro la Fiorentina, la società ha provato a riportare gente al San Paolo con i 14 euro per Parma e Sassuolo, raggiungendo in parte l’obiettivo. Dopo la grande cavalcata della stagione scorsa, il rapporto tra i napoletani e la squadra sta tornando ai livelli più alti e la sfiducia estiva sta lasciando il passo a nuovo entusiasmo. I risultati della banda Ancelotti sono sotto gli occhi di tutti, ma basteranno a riportare al San Paolo la carica dei 50mila?


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