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Massimiliano Gallo: «Pronto a modificare il film sul Sarrismo»

Massimiliano Gallo: «Pronto
a modificare il film sul Sarrismo»

«Maradona è l'unico che è rimasto sempre fuori dal sistema dicendo no alla Juventus come a Blatter, senza mai sedersi a quei tavoli. Resta un'icona. Sarri ha avuto a Napoli per un pò di tempo la stessa popolarità di Diego. Ma alla fine dopo aver propugnato 'l'attacco al palazzò è andato a lavorare in quel palazzo». È così che Massimiliano Gallo, attore e autore cinematografico, spiega la sua amarezza nel giorno dell'ufficializzazione di Sarri alla Juventus.

Gallo nell'ultimo anno ha realizzato un documentario «Maurizio, il Sarrismo - Una meravigliosa anomalia», che pochi giorni fa è stato presentato al Biografilm Festival di Bologna e che ora potrebbe essere modificato, dopo aver anche rischiato di essere ritirato. «Abbiamo pensato - conferma Gallo - di ritirarlo e dopo la proiezione di Bologna stiamo ancora decidendo se collocarlo e come. La scelta di pancia sarebbe chiuderlo in un cassetto. Ma la testa ci dice che si tratta di un bel racconto a cui abbiamo lavorato un anno. Andrà rivisto e rimontato ma il racconto non va cancellato. Faremo una riflessione e poi capiremo dove proiettarlo, anche a Napoli».

Gallo si sofferma soprattutto sul messaggio che arriva dalla vicenda e sulla creazione del mito del «Sarrismo», termine inserito perfino nell'enciclopedia Treccani. «Non è un messaggio bello che diamo ai giovani - spiega - perché è come dire ai ragazzi che niente vale, giustificandolo con le scelte professionali. Ultimamente si dice che le icone sono pericolose, ma io voglio crederci nelle icone e se non è più possibile farlo nel calcio mi allontanerò dal seguirlo, perché sapere che sono solo professionisti che giocano e allenano toglie la passione».

L'attore sottolinea che «I napoletani - dice Gallo - non hanno proiettato da soli l'immagine di Sarri come Che Guevara», come comandante. È stato lui per tre anni a dare un'immagine precisa, da abile comunicatore, ha parlato di «attacco al palazzo» di dover avere «maglie a strisce» per avere i rigori. Anche Lippi ha allenato a Napoli e poi è andato alla Juve ma qui è ancora molto amato, perché ha sempre tenuto un atteggiamento neutrale, professionale, se hai un'idea di professionismo allora è meglio non fare dichiarazioni del genere in una piazza calda come Napoli, dove ora Sarri penso non sarà il benvenuto. So anche che molti tifosi juventini non apprezzano il suo arrivo e a quelli di loro che mi stanno scrivendo sui social dico che non sono parole contro i bianconeri, ma sul mito costruito da Sarri e poi demolito da lui stesso«. (ANSA).
 


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