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Quando il Napoli sale in cattedra:
i prof giocano a parlare di calcio

Quando il Napoli sale in cattedra: ​ecco il gioco dei prof

Anche il calcio è come la livella. E infatti capita che il lunedì mattina al bar si possano ritrovare tutti, ma davvero tutti, a parlare delle partite del Napoli. L'evoluzione moderna del bar dello sport è diventata la tv. In particolare le trasmissioni in onda sulle tv private dove a commentare le gesta degli azzurri non ci sono solo gli addetti ai lavori e gli ex calciatori, ma anche chi di mestiere fa tutt'altro, come ad esempio l'ex rettore della Federico II e professore di matematica Guido Trombetti, da più di 10 anni ospite nelle tv napoletane e oggi presenza fissa su Televomero nella trasmissione con Gianluca Vigliotti e Ilaria Mennozzo. «Sono tifoso del Napoli praticamente fin da quando ero bambino. Perché un fratello di mio padre che era ufficiale di pubblica sicurezza mi portava allo stadio quando era di servizio», racconta. «All'epoca non c'erano pericoli e andavo anche a bordocampo: il clima era di assoluta serenità. E da lì è nata una passione che poi non è più svanita». Anche perché l'ex rettore, oggi opinionista del Napoli in qualità di grande tifoso, ricorda anche il suo passato da giocatore. «Poi mi è sempre piaciuto giocare e tra calcio e calcetto praticamente ho smesso solo 50 anni».

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Chi invece ha saputo unire la passione per il calcio con la professione di odontoiatra, è il professore Franco Di Stasio, che partecipa attivamente durante la trasmissione Goal Anatomy in onda su Tv Luna e condotta da Gianluca Gifuni e Daniela Troisi. «La mia è stata una grande fortuna. Perché sono tifoso del Napoli da sempre e per una serie di casualità sono entrato in contato diretto con la mia squadra del cuore. Anni fa curai la moglie di un calciatore azzurro ed evidentemente feci un buon lavoro visto che un medico del Napoli mi chiese di collaborare con lo staff sanitario. Sono stato uno dei primi medici odontoiatri strutturati nel Napoli e ricordo che entrare al Centro Paradiso era un sogno per me». Un rapporto che dura ancora oggi. «Sono il più vecchio collaboratore del Napoli. Il massimo per che me che amo il calcio e avrei voluto fare il medico dello sport». Professore di ortopedia, e super tifoso del Napoli, anche Carlo Ruosi che come i colleghi cattedratici è ospite fisso nelle trasmissioni televisive napoletane.
 

 

In materia di diritto, invece, ci sono due grandi esperti che scendono in campo a difesa del Napoli. Si tratta del professore ordinario di diritto commerciale Francesco Fimmanò, vicepresidente della Corte dei Conti, e il professore ordinario di diritto amministrativo Guido Clemente di San Luca. «La mia è una fede che va avanti d quando sono nato», spiega il professore Fimmanò che nelle tv napoletane è un po' un jolly, nel senso che partecipa spesso senza avere una rete fissa. «Mio padre mi portava allo stadio quando ero bambino. Addirittura avevo 5 anni quando ho visto la partita di Altafini a Torino, quella del core ngrato. Ecco perché quando mi è capitato di occuparmi professionalmente del Napoli mi sembrò una cosa quasi miracolistica». Perché il professore Fimmanò è stato vice curatore fallimentare del Napoli nel 2004, quando poi la società fu acquistata da De Laurentiis. «Il Napoli trasmette grandi emozioni. Ritengo che sia come un figlio che pure quando non va bene continui ad amarlo. Anzi più il Napoli è in difficoltà e più ti regala emozioni forti». Per il professore Clemente di San Luca, invece, perorare la causa del Napoli è una sorta di missione. «I miei globuli sono bianchi e neri come gli scacchi del pallone, perché vivo di calcio. Ma non mi occupo di tattica, faccio un passo indietro. Parlo di regolamenti e di regole. Vado in tv per fare una crociata, probabilmente vana. Sento un dovere civico: la mia è una battaglia per la legalità nel calcio». Chi per una ragione, chi per un'altra, ma tutti mossi da una fortissima e comune passione per il Napoli, una passione che continua a rivelarsi trasversale e capace di accomunare tutti, senza alcuna distinzione sociale. Ecco perché è facile trovarsi a parlare al bar come in tv e ritrovarsi nelle parole di un professore universitario che per un attimo abbandona i panni istituzionali e si trasforma in un tifoso comune. Una piccola grande magia della quale è capace solo il gioco del calcio e che trova la sua patria ideale in una piazza calda come quella di Napoli.


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