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Napoli, la crisi di Mertens:
tanti errori e un solo gol in tre mesi

Napoli, la crisi di Mertens:
tanti errori e un solo gol in tre mesi

Due errori che gridano ancora vendetta, che lasciano strozzato in gola l’urlo per una gioia che non è arrivata. È durata 62 minuti la gara di Dries Mertens a Firenze, un’ora in cui l’attaccante belga è riuscito a fare il bello e cattivo tempo, prima mettendo in crisi più volte la difesa di casa, poi sciupando l’incredibile quando il più era fatto. Lontani sono i tempi in cui per il 14 azzurro sembrava tutto facile, quelli della titolarità intoccabile, del senso del gol spuntato d’improvviso con tutta la forza che solo un campione può avere dentro.

Il bomber Mertens non c’è più: “soli” 11 gol dall’inizio dell’anno tra Campionato e Coppe, un dato che sarebbe accettabile se Dries non venisse da due stagioni in cui ha superato anche se stesso. Prima i 34 gol della stagione 2016-17, quella della rivelazione con Sarri che lo sposta al centro dell’attacco napoletano per necessità, poi i 22 di un anno fa, quando aveva saputo trascinare ancora in campionato i suoi. Il belga sembra essere quello che più di tutti ha subìto il cambio di guardia in panchina, incapace di ritrovare il feeling con la rete nel “nuovo” Napoli targato Ancelotti.

A fare la differenza, poi, è la continuità: il rientro in squadra a pieno regime di Milik ha fatto si che il minutaggio del belga tornasse ad essere quello dell’era Higuain. Titolare in diciassette occasioni delle trentuno gare giocate fin qui, l’alternanza quasi perfetta con il bomber polacco - che ha segnato più di lui fin qui - non sembra fargli bene. E così Dries si è spento nell’anonimato anche a Firenze. Se Lorenzo Insigne è il capitano inamovibile per Ancelotti, Mertens è il jolly che può far saltare il banco, ma che al Franchi si è fatto beffare due volte da un attento Lafont a pochi passi dall’esultanza.
 

 

L’ultimo gol dell’attaccante belga risale così allo scorso 29 dicembre contro il Bologna al San Paolo, ma è l’unica marcatura degli ultimi tre mesi. Prima di allora, infatti, Mertens aveva segnato solo ad inizio novembre, tra l’altro lasciando il San Paolo con una tripletta all’Empoli che sembrava aver restituito al Napoli il Dries di sempre. Il 4-4-2 non ne esalta le doti, ma quello che è mancato contro la Fiorentina è stato solo il killer instinct: si è mosso bene insieme con Insigne, ha lavorato con e per i compagni dettando i tempi dell’azione e costruendo ottime opportunità, ma il finale non ha fatto felice nessuno allo stadio né a casa.

Ha lasciato il campo dopo un’ora di gioco visibilmente dispiaciuto, ha dato la mano ad Ancelotti senza alcuna polemica e si è accomodato in panchina sperando che i compagni potessero fare la differenza nell’ultima mezz’ora di gioco. Purtroppo per il Napoli è andata diversamente. Su di lui, nelle ultime ore, sono tornate intanto forti le sirene orientali: dalla Cina non hanno smesso di seguirlo con attenzione e l’imminente passaggio di Hamsik al Dalian potrebbe aprire anche per Dries un corridoio importante in vista della prossima estate. Col contratto in scadenza tra un anno e 32 primavere dietro l’angolo, chissà che non possa seguire le orme di Marek, con cui ha condiviso le gioie e le amarezze degli ultimi sei anni.


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