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Ospina, inchiesta dell'Asl Napoli 1:
«Non doveva andare al San Paolo»

Ospina, inchiesta dell'Asl Napoli 1:
​«Non doveva andare al San Paolo»

Per fortuna si è trattato solo di un grande spavento. Ma scatta un'inchiesta della Asl Napoli 1 sulle modalità del soccorso e sulle decisioni assunte dai responsabili del servizio di emergenza sanitaria all'interno dello stadio. La premessa è che il servizio di emergenza e urgenza nello stadio San Paolo è appaltato dal Calcio Napoli a un'azienda privata e da questa affidata, in convenzione, a due noti team esperti nel trasporto infermi. La routine operativa prevede che tutto quello che avviene all'interno del recinto dell'arena sia di competenza e responsabilità dei titolari del servizio. Per tutto ciò che invece investe il trasporto in strutture sanitarie esterne è fatto obbligo consultare la centrale operativa del 118 che ha la responsabilità di indicare dove portare il paziente in base alla tipologia del malore e anche in base alla funzionalità dei vari ospedali di destinazione ai fini di acciuffare la sicurezza del paziente. Ospina, dopo le prime cure in campo, è stato trasportato all'ospedale San Paolo senza alcun consulto con il 118. La decisione è stata pertanto contestata formalmente dalla Asl in quanto non conforme alle procedure di sicurezza previste. «Quando si sono manifestazioni sportive o di altro tipo al San Paolo - avverte Giuseppe Galano responsabile della centrale del 118 - l'organizzazione ci chiede un preventivo parere alla centrale operativa sul rischio sanitario. E fin qui tutto è avvenuto secondo regola. Anche nel caso di un trasporto in ospedale il consulto con noi è indispensabile per valutare, in base al tipo di trauma o malore, quale sia l'ospedale più attrezzato. Solo noi, inoltre, in base alle comunicazioni delle direzioni sanitarie, sappiamo se le apparecchiature sono in funzione e se ci sono disponibilità di posti letto nella rete di pronto soccorso. Per la sicurezza del paziente dunque questo è un passaggio fondamentale».


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5 di 14 commenti presenti
Ciro883
2019-03-18 20:45:24
Ma non hanno proprio a che pensare, l'Italia il paese delle inchieste che poi non portano a niente se non a spreco di soldi. Mentre chiamavano e loro verificavano il malato moriva. Ma questi signori professionisti sanno che lo stadio San Paolo dista 500 metri dall'ospedale San Paolo? Cosa si fa pur di apparire. Povera Italia.
abientot
2019-03-18 18:51:13
Mentre 'o mierich studia 'o malato more! Il solito passaggio di mano (scarica barile)
Goilens
2019-03-18 15:43:49
L'articolo è chiaro e non ammette interpretazioni di sorta : non lo si poteva trasportare ad un ospedale di propria scelta ( per quanto vicino ) . C'è un accordo ben preciso ed era il 118 a indicare dove portarlo , non il Calcio Napoli. In caso di morte o di danni gravi , i responsabili del Calcio Napoli avrebbero patteggiato in giudizio la condanna , tanto è manifesta la loro responsabilità. I macchinari NON sono a nostra disposizione : se ci facciamo male chiamiamo il 118 ; se al ps ci andiamo con mezzi nostri , lo facciamo a nostro rischio perchè Tac o Rmn potrebbero essere guasti o occupati da altri pazienti. Edè proprio per evitare problemi come questi che c'è un accordo tra Calcio Napoli e Asl. E' andata bene , per fortuna...
shopUser20067_EM
2019-03-18 15:07:12
caro collega drnice, non pensi che un trauma cranico sia meglio trasportarlo in un ospedale dove c'è un reparto di neurochirurgia? Se la TAC avesse evidenziato un ematoma, che cosa avrebbe potuto fare il neurologo? Per tutti i trasporti é meglio perdere qualche minuto in più, ma portare il paziente in un ospedale dove si puo' intervenire immediatamente sulla patologia che si sospetta essere possibile
brunixx1
2019-03-18 14:49:25
menomale che è andato tutto bene, non entro in merito ai vari protocolli... ma secondo il mio modesto parere, dovrebbero inserire una nuova regola nel calcio e in altri giochi, quando c'è un infortunio alla testa, obbligatorio la sostituzione con conseguente TAC.

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