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Orgoglio Sarri al premio Maestrelli:
«Sono pronto a prendere il potere»

Orgoglio Sarri al premio Maestrelli:
«Sono pronto a prendere il potere»

Inviato a Montecatini Terme

Ha l'abito elegante della serate di gala. Quello che indossa solo per le occasioni speciali. E che, a dir il vero, gli dona anche in maniera particolare. Mica può venire in tuta a ritirare il premio Maestrelli che gli consente di fare il personale grande slam dei trofei (dopo il Bearzot, il premio dell'Aic e la Panchina d'oro). Per l'assalto al palazzo non proprio una comodità la giacca e la cravatta, ma Maurizio Sarri vuole arrivare fino in cima. «Anche a piedi», confessa. Eccolo, puntuale e scortato dal suo fedele agente Alessandro Pellegrini con cui, magari, nelle prossime ore si sposterà nella sede della Filmauro per discutere del rinnovo con De Laurentiis. Ma della cosa meglio non parlare, si sa: l'argomento deve rimanere nell'ombra.
 


Anche il Tommaso Maestrelli. Sarà contento, Sarri?
«È un premio ambito perché è dedicato a un allenatore che ha fatto la storia del calcio italiano. Sono contento che abbiano pensato a me».

Con la vittoria di domenica, è ripresa la corsa allo scudetto?
«Ma io non ho mai visto rassegnazione neppure dopo la partita a San Siro contro l'Inter in cui siamo scivolati indietro in classifica. Quella di Milano è una partita che mi lascia l'amaro in bocca ancora adesso. Mica è normale andare a Milano, dominare e uscire senza vittoria e delusi per il pari? Questo vuol dire che abbiamo abituato i tifosi a imprese straordinarie. E questo non può che farmi piacere».

Con il Genoa il sesto 1-0 della stagione. Meno male che siete poco pratici...
«Non dobbiamo essere prigionieri di niente, ci piace giocare bene e ci fa gusto giocare bene. Ma ci piace anche vincere».

Dopo la settimana in cui, lo ha detto lei, si è sentito come il mostro di Firenze, come ha accolto l'affetto del San Paolo?
«Strepitoso. Un momento unico. Il rapporto della squadra con il pubblico è stupendo. E non lo è solo con me. Lo è con tutto il gruppo. La gente di Napoli non ha eguali e quello che è successo domenica sera è stato un attestato unico ed emozionante. Io mi sento in debito con loro e l'unico modo che ho per sdebitarmi è dare il massimo fino all'ultimo secondo di questa stagione».

Potrebbero essere i giorni del rinnovo del contratto?
«Il contratto è un falso problema perché io il contratto ce l'ho: ho un accordo e le interpretazioni lasciano il tempo che trovano. Ho una clausola ma per me non ha nessun peso. Ha una sua incidenza invece ciò che ha fatto il pubblico per me l'altra sera: sono cose che ti stordiscono. E allora bisogna vedere se ci sono tutte le condizioni per andare avanti perché questo amore del pubblico e per il pubblico è talmente grande che io devo essere certo di poter dare il 100 per cento. Anzi, il 101 per cento. Perché altrimenti bisogna avere il coraggio di fare un passo indietro».


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