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Sarri e la Juve, i migliori nemici:
dal dito medio all’accordo bianconero

Sarri e la Juve, i migliori nemici:
dal dito medio all’accordo

Sarri non era Sarri prima di arrivare a Napoli. E in quei tre anni ha stupito, affascinato, condizionato il modo di vedere il calcio. E ha compreso (caso mai non lo sapesse già) cosa sia la Juventus per i tifosi azzurri. Non voleva aprire cicli, ma voleva fare solo il suo lavoro. Gli è scappato un po' tutto di mano. Se va alla Juve non lo fa per tradire i napoletani o per fare un dispetto a colui che non ha mai amato («L'unico De Laurentiis a cui voglio bene è Eduardo», disse nella sua intervista al Mattino del 5 settembre, la prima da tecnico del Chelsea): lo fa perché cerca una nuova straordinaria avventura da imporre al mondo. Si è ritrovato a divenire un dio pagano, a Napoli, adorato come pochi altri prima di lui. Forse gli è scappato un po' tutto di mano. Poteva ramificare il suo trono, capitalizzare il suo amore, ma quei rapporti sempre tesi con De Laurentiis hanno condizionato ogni cosa. Sempre L'Italia è abituata a quelli che si legano alle poltrone: lui, Sarri, proprio no. È andato subito a caccia di nuovi orizzonti. Come adesso, che pianta in asso il Chelsea che per prenderlo aveva licenziato Conte (con liquidazione costata 15 milioni di euro) e ingaggiato Jorginho per farlo felice (65 milioni di euro). Lui è fatto così: non è complice, non vuole lasciare eredità o altro. Chi trionfa, in genere, non cambia casa, anzi piazza meglio i mobili. Lui è il contrario. E questa sì è una lezione.

PAROLE COME BOOMERANG
Nella vita napoletana, quella in cui ha esaurito la dotazione personale di dolcezza, soavità e mitezza, il dio Maurizio aveva un chiodo fisso: la Juventus. Che di scudetti, sulla carta, ne ha soffiati almeno due. Le cose starebbero così, secondo Sarri: di là ci sarebbe il potere, col palazzo da prendere, di qua i rivoltosi pronti all'assalto. «A me hanno girato davvero i c...i quando esponenti della Juve parlavano di Higuain mentre era un nostro giocatore», disse dal ritiro di Dimaro nell'estate torbida del 2016 quando Gonzalo se ne andava a Madrid per le visite mediche all'insaputa (quasi) di tutti. Di Sarri, che lo aspettava in Val di Sole, sicuro. Il lupo si sa, perde il pelo perché tre anni dopo la Juve ha parlato con lui quando era ancora legatissimo al Chelsea. Nei tre anni da anti-juventino per proclamazione e per elezione indiretta delle curve (quelle che hanno esposto gli striscioni «Maurizio uno di noi») resteranno scolpite nella memoria frasi del tipo: «Lo scudetto lo abbiamo perso in albergo». Era la sera di Inter-Juventus, con l'arbitraggio di Orsato, certe scelte di Spalletti e le gaffe di Handanovic che consegnarono ai bianconeri lo scudetto 2017-2018. Una pugnalata. «Ci penso ancora», disse sempre da Cobham nell'intervista al Mattino.

Sarri ha raggiunto vette di sarcasmo (e veleno) che nemmeno Messner ha mai toccato quando dopo un Napoli-Udinese 1-0 parlando di un rigore negato esclamò: «Bisogna fare le maglie a righe per averne uno a favore». Certo, poi scoppiò in una risata. Ma disse esattamente quello che un tifoso napoletano qualsiasi (ma anche milanista, romanista, fiorentino e così via) pensa in ogni istante della sua giornata sportiva. Ovvio, che l'adorazione del culto pagano aumentò a dismisura. Tre anni con i toni sempre sobri disse. «Andrei fino al palazzo a prendermi il potere ma non è così semplice». Era appena terminata la gara al San Paolo con il Genoa quando pronunciò questa che sarebbe divenuta la sua frase cult, roba da scritta sulle magliette.

IL CALENDARIO PRO-JUVE
Fermo il piè e ritta l'alabarda, da tecnico della rivale numero uno all'interruzione della tirranide juventina, non ha mai teso la mano a quel mondo. Come quando a novembre del 2017 disse: «Chi gioca ogni tre giorni pratica un altro sport». Non ce l'aveva con la Juve, ma Allegri che non lo ha mai digerito rispose piccato: «A me piace giocare ogni tre giorni». Il mese prima si era attirato le ire funeste di mezza Italia. Persino il mai mite De Laurentiis lo invitò, inutilmente, alla calma. «Vorrei sapere il nome di chi, in Lega, decide i calendari. Questa è la tutela che in Italia danno alle squadre che giocano le coppe. Ogni volta giochiamo contro squadre che hanno almeno un giorno di riposo in più di noi e oltretutto giocare a Napoli a mezzogiorno il primo di ottobre non mi sembra una scelta intelligente». Sugli anticipi e i posticipi ha avuto una versione sempre assai limpida. «Vedendo il calendario - disse nel gennaio 2018 Sarri - penso ci sia stato un errore mastodontico fatto dalla Lega. In alcune gare si potevano creare soluzioni simili, quindi o giocare in contemporanea o fare giocare qualche volta prima noi. Si è verificata una combinazione su un milione. Mi dispiace, sono certo che si sia verificata in buona fede, ma un minimo di dubbio sulle capacità di chi deve organizzare queste cose mi viene». Ovviamente, nel mirino c'era sempre la Juve e il fatto che Maurizio ritenesse un vantaggio giocare prima. E infatti la risposta della Juve arrivò per bocca dell'anti Sarri per definizione. Ovvero il ripudiato Allegri. «Si ha sempre pressione, se giochi prima o dopo. Noi pensiamo a scendere in campo e vincere, altrimenti è il cane che si morde la coda. Siamo in un calcio globale, con diverse partite in differenti orari. Si tratta di diritti televisivi ed è giusto così, altrimenti si allena in Lega Pro, dove si gioca ogni 15 giorni».

Parole d'oro. Ma anche gesti d'oro. Come quando dal pullman che portava allo Stadium mostrò il dito medio all'indirizzo di quei garbati tifosi della Juve che sputavano e intonavano cori sul Vesuvio. «Non erano tifosi veri, con quelli abbiamo scherzato in albergo. Era gente che ci insultava in quanto napoletani. Il gesto era per loro, non per tutta la tifoseria». Magari ora che è alla Juventus potrà svolgere anche un'opera di integrazione e di comprensione nei confronti di quelle due curve così sempre tenere nei confronti di Napoli e del suo vulcano.


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4 di 4 commenti presenti
piena
2019-06-15 13:36:02
alla faccia del comunista questo signore è assetato di soldi peggio di un capitalista incallito oltre ad essere un grandissimo ipocrita opportunista andrebbe cancellato dalla storia del nostro amatissimo napoli per altro tradimento ....
marcoaliaslosciccoso
2019-06-15 10:46:15
...certo, un articolo interessante. Non si può piangersi addosso se un Higuain o un Sarri passano al nemico giurato, in quanto sono dei professionisti e come tali fanno le loro scelte nel bene o nel male. Higuain è andato via per le solite uscite di De Laurentis per averlo apostrofato "panzone" più di una volta o per il rigore sbagliato in semifinale EL (2014) contro il Dnipro a seguire altri appellativi contro il centravanti non proprio edificanti... La storia è continuata con Sarri per le continue ingerenze su uno dei più grandi allenatori d'Italia che ha sfiorato lo scudetto... Parliamoci chiaro, la vera sconfitta l'ha procurata proprio in Presidente, con le sue ingerenze e le uscite smodate su questo o quello. Se fosse stato possibile, l'unico da cacciare era proprio il De Laurentis... e la colpa è anche nostra che continuiamo ad andare allo stadio. Avrà imparato la lezione? Non si sa, anche se su Ancellotti esprime amore ed entusiasmo... sarà vero amore? Io non ci credo, il quanto il De Laurentis ha entrambe le maniche corte... come si sa, gli spilorci sono... come Esaù che vendette la sua primogenitura a suo fratello per un piatto di lenticchie. A volta le ombre ritornano... e noi, poveri fessacchiotti illusi, come da rituale rimarremo impressionati sull'ennesimo fotogramma a bocca aperta, speranzosi per il prossimo campionato... per vedere l'ennesimo déja vu, senza nulla togliere al grande Ancellotti. Forza Napoli nel cuore sempre e ovunque.
rebaldo
2019-06-17 01:31:59
Perfettamente d'accordo con questo commento! Nessuno deve dimenticare che Sarri è stato esonerato da Dela che lo ha definito un "allenatore perdente"! E ha scelto Ancelotti con il suo palmares credendo che ciò bastava per vincere qualcosa. Successo che non si è verificato perchè per vincere i trofei ci vogliono i top calciatori che lui non ha la tasca per comprare. Un allenatore può avere delle idee innovative ma senza i giocatori non si vincono le battaglie. Finiamola di dare questa grande importanza ai tecnici. La loro percentuale nei successi di una squadra non va oltre un 30%! E' un fatto ampiamente dimostrato, tranne pochissime eccezioni. Sarri a Napoli ha fatto il possibile ma non ha vinto niente come altri allenatori. Ma non ha mai avuto nei tre anni in cui è stato qui i rinforzi che a gennaio ogni anno il presidente gli ha negato nonostante fosse vicino alla meta. Parlare ora di tradimento quando passa dal Chelsea alla Juve mi pare ridicolo. Se fosse avvenuto l'anno sorso il trauma sarebbe stato forte e giustificato...
fioredelvesuvio
2019-06-15 08:18:26
La contraddizione delle contraddizioni !..sarà quel che sarà !!

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