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Manichini azzurri impiccati, la Digos
indaga su gruppo che inneggiò a Riina

Manichini azzurri impiccati, la Digos
indaga su gruppo che inneggiò a Riina

Se piazza San Carlo a Torino non si riempie neanche per il settimo scudetto consecutivo della Vecchia signora e i caroselli nelle varie città contano in media dieci auto e qualche motorino, la piazza virtuale del tifo bianconero è addirittura intasata dalle masse festanti.
Il rapporto tra la realtà e il mondo digitale è inversamente proporzionale. Ma il tifoso juventino, si sa, è senza fissa dimora. Lo si trova ovunque, da sud a nord e fin sulle isole, eppure fa perlomeno specie che l'iniziativa più clamorosa per celebrare il settebello bianconero sia opera degli juventini di Mondragone, che vivono a due passi dalla cittadella sportiva che ospita gli allenamenti del Napoli. Il blitz porta la firma del gruppo «1897», storici ultras del Litorale domitio presenti a tutte le trasferte della Juve. Poco prima del triplice fischio che domenica ha decretato la fine dei giochi, gli ultras bianconeri hanno messo in scena la propria «vendetta». Si sono arrampicati sul ponte ciclopedonale realizzato un anno fa dal Comune di Mondragone e ancora chiuso al pubblico. E hanno «impiccato» tre manichini con la maschera di Pulcinella e con la maglia del Napoli. A tutto campo, sul viadotto della Domitiana, lo striscione con la parafrasi del coro della tifoseria azzurra: «Avevano un sogno nel cuore».
Ieri, poco dopo pranzo, era tutto sparito. Non le scritte a pittura spray che, già da una settimana, qualche juventino vandalo ha vergato sui vetri del ponte eletto a seconda casa dei bianconeri di Mondragone: «Juve campione» e «Forza Juve». Rapidamente, ma non tanto da evitare il tam tam sul web, i manichini e lo striscione sono dunque spariti. Ma intanto la foto era arrivata alla Digos di Caserta. E per la polizia i componenti del gruppo che ha firmato l'impresa non sono certo degli sconosciuti. Basta tornare indietro di due anni per trovare le tracce della loro migliore performance. Nel 2015 scoppiò il finimondo per una foto che li ritraeva in posa sotto la stele di Capaci dedicata a Giovanni Falcone e alla sua scorta. Fu scattata in occasione della trasferta della Juventus a Palermo. Bandiera del «1897» in mostra e titolo della foto postata su Facebook: «Onore a zio Totò». Il Totò in questione non era Schillaci, bandiera della Juve e della Nazionale, ma il capo dei capi di Cosa Nostra. Poi arrivarono le scuse: «era solo uno scherzo», ma non ne rise nessuno.


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