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Napoli, Maksimovic e Koulibaly:
«Il periodo del Terrore»

Riecco Maksimovic e Koulibaly:
«Il periodo del Terrore»

Avete presente quella parte del libro di storia dove si parla della rivoluzione francese e a un certo punto, per indicare il periodo della paura e dell’orrore con il predominio del Comitato di Salute Pubblica, si parla di periodo del «Terrore»? Bene, stracciate la pagina, jettatela nella munnezza e sostituitela con una diretta testuale di Chievo - Napoli. Sì, perché sono stati venti minuti di terrore quelli che a partire dal settantesimo hanno costretto parecchi napoletani a ricorrere alle cure dei medici, in particolare cardiologi ed esperti di problemi psichiatrici, solo che al posto di Saint-Just e Robespierre ci stavano Maksimovic e Koulibaly e al posto di Maria Antonietta e Danton ci stavamo noi e quel povero cristo di Sarri. 

Sono stati loro due, infatti, i centrali difensivi azzurri, a spegnere bell’e buono il lume della ragione e a seminare il panico dentro e fuori la propria zona di competenza, gettando praticamente alle ortiche una partita fino a quel momento quasi perfetta. Prima dell’avvento del terrore serbo-senegalese, infatti, era stato un tripudio di gioco e bellezza: gol gioiellino su tiro a giro di Insigne, gol da rapace d’area del capitano Hamsik, gol con rasoiata e sfumatura al terreno di gioco che manco il giardino all’italiana della Reggia di Caserta di Zielinski. Il tutto con Pavoletti al posto di Mertens in campo per far vedere a De Laurentiis che non è che se uno non lo fa giocare è per cattiveria bensì perché l’ultima volta che il Napoli ha giocato facendo i cross in area al Governo ci stava ancora Renzi e l’unica scissione di cui si parlava con tanto interesse era ancora quella dell’atomo. Una partita quasi perfetta, dunque, del tutto (o quasi) vanificata da un considerevole numero di papere difensive che prima portano al gol della speranza clivense e poi all’inizio dell’assedio della squadra di casa. Pallonate, tiri, missili da calci piazzati, parate a ripetizione: insomma, venti minuti in cui nessuno credeva ai propri occhi di fronte alla dormita della squadra azzurra. Grazie a Dio, però, come nel caso del terrore tardosettecentesco, anche quello di ieri al Bentegodi è durato poco o almeno il tempo sufficiente a far capire a tutti che più che la cazzimma quello che manca attualmente al Napoli è ‘o cafè. E meno male che lo teniamo pure come sponsor!
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