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Da Kakà e Ribery a Insigne,
tutti i baci di Re Ancelotti

Da Kakà e Ribery a Insigne, 
tutti i baci di Re Carlo

«Una spugna per cancellare il passato, una rosa per addolcire il presente, un bacio per salutare il futuro». Guy de Maupassant non avrebbe mai immaginato che le sue parole sarebbero state, più di cent’anni dopo, perfetta fotografia del momento del Napoli di Carlo Ancelotti. La vittoria contro la Fiorentina è stata più di una spugna, un colpo netto a quelle critiche che sarebbero sicuramente piovute tra capo e collo agli azzurri. La brutta prestazione di Genova contro la Sampdoria, il gioco non ancora spumeggiante e le tante occasioni sbagliate nella prima ora contro la squadra di Pioli, sarebbero diventate un macigno pesante per chi domani deve tornare in campo e affrontare una sfida già importante in Champions League.

Eppure Re Carlo ci ha visto giusto un’altra volta: fuori Mertens e Callejon nel bel mezzo della spinta massima, Insigne tenuto dentro insieme a Milik e Ounas, i due subentrati. E proprio il napoletano, insieme con la punta polacca, s’inventa il gol che vale i tre punti. Che dolce rosa quel destro abile a far cadere il muro viola. La corsa dopo la rete è liberatoria, il cuore supera le barriere del San Paolo per raggiungere la sua Jenny in tribuna, vistosamente emozionata anche quando, al fischio finale, ha raggiunto con i figli lo spogliatoio. La sostituzione per lasciare il campo a Rog è il giusto premio, lontana parente di quella arrivata a Genova due settimane fa. Lorenzo incrocia Ancelotti sulla via verso la panchina, i due si guardano e si intendono, scatta il bacio dell’allenatore al più giovane pupillo tanto per fargli capire ancora una volta che la squadra passa dai suoi piedi.
 

 

Quel bacio di Ancelotti fa il giro del web in poche ore. Non un gesto nuovo, però, per l’allenatore di Reggiolo, che in carriera ha già mostrato più volte alle telecamere di mezzo mondo l’affetto verso i suoi calciatori più rappresentativi. Da Cristiano Ronaldo a Robben, da Ramires a Pirlo, fino a Isco, Kakà e Ribery. Tutti i gioielli delle sue gestioni sono passati dai suoi abbracci dopo una sostituzione o un gol pesante. A Napoli, poi, era già capitato con Adam Ounas, ad un passo dall’ingresso in campo e poi rispedito in panchina. Come un moderno Hayez, Carletto stringe a sé i calciatori che sente più vicini, chi in quel momento ha bisogno più di semplici parole. Un modo elementare per creare una connessione forte con chi va in campo per lui.

Non è uno che si lascia andare ai sentimentalismi Ancelotti, ma sa bene che a Napoli può ripartire anche da quello, un fattore probabilmente un po’ perso nelle ultime stagioni lontano dall’Italia. «Se sono venuto a Napoli è anche perché sapevo di poter vivere qui certe emozioni. E in queste prime uscite le ho vissute tutte», aveva detto in Tv dopo la pazzesca rimonta sul Milan al suo esordio al San Paolo. E le emozioni questo Napoli non smette di regalarle. Il gruppo azzurro si è lasciato andare alle «cure» dell’allenatore più titolato al mondo, tutti si fidano ciecamente di lui e del suo lavoro. Un lavoro che, difetti a parte, ha portato in dote nove punti su dodici nelle prime quattro giornate, bottino per cui chiunque avrebbe firmato al momento della stesura dei calendari. Napoli comincia a fidarsi di lui e, quindi, anche dei suoi baci, viatico perfetto sulla strada che porta ora alla Champions League.


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